Tordi e merli

scritto da Paulus
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Autore del testo Paulus

Testo: Tordi e merli
di Paulus

Non si era più ripresa. La partenza del figlio, dato per disperso, e i malanni dell'età, il tracollo di certi affari mai andati in porto — a tutto questo si era aggiunta la morte del marito, inaspettata, giunta proprio nel momento in cui lei avrebbe avuto bisogno della sua presenza per condividere le afflizioni. L'avevano prostrata: si era chiusa in una muta follia, indifferente a tutto e a tutti, insofferente ma al tempo stesso indulgente. La cascina che aveva ereditato dal padre, unica erede dopo l'allontanamento del fratello di cui non si era saputo più nulla, e che — si congetturava — si era fatto una vita oltreoceano, era tutto quel che le rimaneva e che in qualche modo l'ancorava alla realtà. Ma il laccio che l'avvinghiava all'esistenza si sfilacciava ogni giorno di più. E un giorno si sarebbe reciso.

Anch'ella amputava le fronde che non promettevano bene, i succhioni infertili e i polloni imbastarditi alla radice. Le frutte crescevano, maturavano sotto il solleone e d'autunno prendevano un bel colore maturo. Ma cadute infradiciavano. Si martellava il filo della falce nella rimessa dove erano accantonati gli attrezzi che nessuno ormai avrebbe più usato. C'era ancora in un angolo il correggiato con cui il nonno trebbiava i legumi. Il nonno che forse aveva i mustacchi, come il vicino — più vecchio ancora di lui. Il vicino che un giorno vennero a prendere. C'era la zappa senza manico. E il falcetto che la nonna usava con maestria per tosare l'erba lungo il selciato.

Il frumento maturava biondeggiante. Il sorgo, ancora acerbo, si prendeva il suo tempo. Se lo mangiavano tordi e merli. E lei seguiva il volteggiare con divertimento, seduta sul sedile in pietra vicino all'uscio. L'anno dopo tornarono tordi e merli volteggiando sul sorgo, ma lei si era accasciata sul sedile di pietra grezza.
Tordi e merli testo di Paulus
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