L'ultima lettera

scritto da Supersoul
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Testo: L'ultima lettera
di Supersoul

Gisella era nata bene: i genitori, prima della guerra, possedevano un emporio a piazza Tacito. Gli affari andavano bene e lei aveva potuto studiare.
Rimasta sola al mondo, si era messa a leggere e scrivere lettere per coloro che non sapevano farlo. Ogni giorno metteva la sua mano e i suoi occhi al servizio delle speranze di persone semplici che si affidavano a lei non senza un po' di vergogna, come se essere analfabeta fosse una colpa personale.
Erano quasi tutte donne: mogli, sorelle, fidanzate, madri dei soldati al fronte.
Tra le sue clienti più assidue c'era Maria, una giovane donna che ogni volta scendeva a Terni in bicicletta. Il suo fidanzato Sebastiano le scriveva regolarmente e lei voleva rispondergli subito.
Le lettere di Sebastiano erano romantiche, a volte poetiche, e Gisella amava leggerle a Maria. Gli occhi della ragazza si riempivano di lacrime già alle prime frasi, e Gisella trovava sempre le parole giuste per la missiva di risposta.
Un giorno, Gisella si rese conto che non la vedeva da diverse settimane. Preoccupata, chiese di lei in giro; quando un suo parente le disse che Maria era morta di tifo, ne fu sconvolta.
Quella notte sognò il soldato che leggeva le sue lettere.
La mattina dopo, Gisella iniziò a scrivere a Sebastiano per comunicargli la terribile notizia, ma si ritrovò a scrivergli una lettera ardente di amore.
Non si fermò fino a quando non finì il foglio. Lo girò e aggiunse: Mi sono trasferita da un'amica a questo indirizzo perché casa mia è pericolante: via del Maglio, 7, Terni, c/o Gisella Feliciani. Un bacio. Maria
Non la rilesse neanche e corse a imbucarla. Solo quando tornò a casa si rese conto di cosa aveva fatto.
Sebastiano tornò a Terni un mese dopo, all'inizio dell'estate del '43. Lo fece solo per riabbracciare la sua Maria.
Trovò facilmente il civico 7 di via del Maglio.
Stava per bussare al portone quando una voce femminile alle sue spalle lo bloccò: “Aspetti, devo entrare anch'io.”
Era una piccola donna di mezza età con un'espressione cordiale sul volto scavato. “Chi cerca?” aggiunse lasciandolo entrare nell'atrio.
“Gisella Feliciani.”
“Ah, chi ha al fronte?”
“Al fronte? Nessuno.”
“No, mi scusi, credevo che la cercasse per le lettere...”
“Quali lettere?”
“Quelle che la signorina Gisella scrive e legge per chi non sa farlo. Di solito sono donne che hanno qualcuno al fronte, ma anche uomini.”
“Vive da sola?”
“Sì, ha perso tutti i suoi cari nell'incendio del negozio, prima della guerra.” “Non ha mai ospitato qualche sua cliente o amica?”
“Non mi risulta. Ma lei la conosce? Sembra che non sappia niente di lei, perché la cerca?”
“Perché le devo dire una cosa importante da parte di un amico comune” tagliò corto. “Terzo piano.”
Da quando aveva ricevuto la lettera con cui Sebastiano annunciava a Maria il suo ritorno, Gisella era entrata in agitazione. La cosa che più la preoccupava era dovergli dire che la sua amata era morta.
Quando sentì bussare alla porta, andò ad aprire con il cuore che le batteva forte nel petto e nelle tempie.
L'uomo era in uniforme, pallido, magro.
“Maria è qui?” disse con il tono di chi già conosce la risposta.
“Sei Sebastiano?”
“Sì, sono io.”
“Entra.”
Lo fece accomodare in cucina e gli versò dell'acqua.
Sebastiano capì che non c'era niente da aggiungere, niente da spiegare: era tutto scritto sul volto e nello sguardo di Gisella.

L'ultima lettera testo di Supersoul
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