La poesia non è l’attimo, non è la goccia d’inchiostro che cade sul foglio, ma la macchia dello stesso che lentamente si allarga, una volta caduta. La poesia non è la Staatsoper nel chiaroscuro della notte, e nemmeno l’arciduca Albrecht che dal suo cavallo sull’Albertina, solitario, assaggia l’aria fredda e pura di una città che del tempo ne ha fatto un mantello. La poesia, vedete, non è nemmeno il “Bel Danubio Blu” che assorto nelle correnti dei suoi pensieri va via, chissà dove. La poesia non è nessuna di queste cose intese come singole, ma la loro macchia, di chi in quel momento le ha vissute e come le ha vissute, una visione d’insieme su una vecchia carrozza di una ruota panoramica che non è mai la stessa. Ebbene la poesia è così, non esiste di per sé, la poesia è di chi, pur senza saperlo la fa, è cosa rara insomma, come una Schnitzel da due euro.
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