Distruzione

scritto da Piero Bolognesi
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Piero Bolognesi
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Per questa nota passo la parola al racconto, che ho avuto la fortuna di trovare e, di conseguenza, intervistare. A che genere appartieni? "Per ragioni a me ignote vi dirò "drammatico". In realtà, non c'è categoria, genere o forma a cui appartenga"
- Nota dell'autore Piero Bolognesi

Testo: Distruzione
di Piero Bolognesi

Quello era un monte. Sicuramente. Avevamo però un'altra certezza: esso nascondeva qualcosa a noi abitanti...

Da giorni, pesanti boati si spandevano per la valle dominata dall'immenso rilievo. Proprio per questo motivo, molti mutarono idea in merito alla natura della montagna. I più ipotizzarono che si trattasse di un vulcano. Un vulcano adirato, per di più. Dopo tre settimane di forti vibrazioni del terreno, nessuno però vide del fumo fuoriuscire dal presunto cratere. Probabilmente, non si trattava nemmeno di un vulcano. Un gruppo di ribaldi e coraggiosi tentò di risalire alla vera identità di quel misterioso ed imponente padrone della Valle, risalendo (fisicamente) il fianco dell'altura. Montarono fino alle pendici, non senza difficoltà, viste le continue scosse telluriche. Improvvisamente, sulla cima del Monte, anche a chilometri di distanza, si intravide un rialzarsi del terreno, come se una forza interna volesse fuoriuscire dalla sommità del gigante. Si trattava di lava? Di lapilli? Di cenere? Praticamente nessuno conosce il seguito di questa storia. Tranne una persona: l'unica sopravvissuta al disastro. Oltre a me, che, però, sono cieco dalla nascita. Comunque sia, lui è l'unico che può comunicarci quale orrore si è consumato in cima al Monte.

Per tanti anni, costui ha deciso di tacere. Si è rifiutato di pronunciare anche una sola sillaba in merito agli accadimenti che avevano sconvolto la nostra vita. D'altronde, anche io conosco bene i turbamenti che può provare un sopravvissuto ad un fenomeno apocalittico di tale misura.

Un giorno, in seguito al suo trapasso, venne rinvenuto un diario, conservato nei cassetti dell'abitazione in cui trascorse gli ultimi giorni di vita. C'era una sola pagina scritta, ma quelle frasi bastavano da sé a sconvolgere il lettore.

"Ho visto il peggio. Quell'ammasso di terra maledetto non era un Monte, non era un vulcano. Era altro. Dalla sommità, fuoriuscì una testa umana dalle dimensioni eccezionali. Urlò parole cariche d'odio, cariche di rancori, e disse di essere un dannato degli inferi. In seguito, cominciò a rovesciarsi su di noi, sui nostri villaggi, sui nostri bambini, sulle nostre vite, fino a strapparcele. Io, invece, ho preso il suo posto. E come lui, dopo quel che mi resta della vita terrena, mi incarnerò in un monte".

I destinatari di quel messaggio, o perlomeno i primi lettori, si guardarono attorno non appena ebbero terminato di esaminarlo. Io naturalmente non potei farlo, considerata la mia cecità. In seguito, mi rivelarono ciò che il loro sguardo incontrò disperdendosi in lontananza.

Videro distese sconfinate dalla verde vegetazione. Videro pianure, fiumi, laghi. Poco distante, però, c'era un Monte. Si ergeva solitario ed indisturbato, a dominio del circostante.
Distruzione testo di Piero Bolognesi
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