Racconto della serie tazzina di caffè lungo al bar.
Ringrazio i miei Prof che mi fanno ancora riflettere sul 'picco glicemico' !
- Nota dell'autore OR
Testo: Il picco [OR] di OR
Appollaiata sulla sedia quasi come se fosse l’ultima mattina della sua vita, Mija stava godendosi del piacere dell’oblio mattutino bevendo la sua solita tazzina di caffè lungo, quando sentì un vociare curioso accanto a lei. “Ah.. da quando mangio la pasta alla sera dormo meglio!”, disse un’anziana A tutta impettita ad un’anziana B altrettanto superba. “Ma come?”, ribattè la B sorpresa alla A. “E non hai paura del picco glicemico?” “No no..! Io non ho nessun picco, sennò me ne sarei resa conto”, rispose A baldanzosa. “Guarda che il picco non ti avvisa mica, sai? Arriva e basta. Come l’infarto”, insistette B sgranando gli occhi, “Arriva e pa-ta-pum! Il danno è fatto”. “Mi spiace”, sussurró A, con una bocca spaventata. “Col dispiacere non risolvi niente…”, constató B, “Comunque di picco non muori. Ti fa male quando esageri ogni giorno.” “Amen!”, replicò A, ora col sorriso ed intorno un’aura azzurrognola quasi da simil-miracolata. “Mangerai un po’ di verdura insieme, spero”, disse B puntandola con l'indice. “No no.. mi fa aria in pancia. Ci bevo su del vino e ben che sto”, rispose A fiera, “E' il mio segreto della longevità!” “Va beneeeeee”, sospiró B. “Ma fa male sto picco?”, domandó A. “Macché male… non è mica un colpo d’accetta! E' un picco! Una quantità di zuccheri alta nel sangue”, sbottó ridendo B dinnanzi ad una A questavolta azzittita dalla parola 'sangue'.
Mija era avvezza a dialoghi del genere. Tuttavia avvertiva sempre un forte formicolio dappertutto, quello delle semplici emozioni che la facevano stare bene.
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