Alle cinque del mattino

scritto da serbasciu
Scritto 8 anni fa • Pubblicato 8 anni fa • Revisionato 8 anni fa
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Testo: Alle cinque del mattino
di serbasciu


Non sono ancora le cinque del mattino /
e nessuno porta lenzuola e sporte di calce.
Nella notte piena della notte /
soltanto io e i miei coltelli sdentati
a stento ci teniamo in piedi, /
inservibili perché non taglienti, ma puliti.
La pietra nera per affilarli si staglia /
nelle menzognere lingue di gesso
di grinzose larve asfittiche.

Un uomo adulto, intanto, un intruso /
cammina nei giardini della stazione,
ha con sé la pietra ridotta a brandelli /
perché non accenda il fuoco,
si accosta all’alto recinto protettivo /
e lo supera agevolmente.
L’agente lo lascia andare libero; /
troppo tardi fischia l’allarme.

Nel parco, accanto a una panchina /
si sdraia d’istinto per terra
un cittadino inerme offrendo il fianco dx /
alla prossima sciagura,

Un elefante in ombra irrompe in un cortile /
con la voglia di giocare.

Elena per la pace ha un copricapo /
a incorniciare il viso e grandi occhi.

Lingue di coltello affilato lanciano /
ruggiti, i violenti e i deboli, indistinguibili,
anche tu, figlio, con due povere ali impaurite, /
sguardo minuto di ruscello infinito,
anni di caviglie nella sabbia, /
speranze taglieggiate,

non affilerò i miei coltelli, /
non posso, non voglio aggiungere
una lama affilata a un’altra, /
una minaccia a una minaccia,
una ferita a una ferita. /
Sono adesso le cinque del mattino
e non chiedo il nichel, il leopardo, /
il corno desolato, le uova nella ferita,
ma lenzuola di vento a riportare i cotoni, /
campane di colomba, trombe di giglio
e un sole che spalanchi tutte le menti /
e ad uno ad uno sciolga come burro
i pugni aggrottati e le fronti taglienti.

SB 11/1/2018
Alle cinque del mattino testo di serbasciu
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