Sono da sempre un cultore del punto e virgola; sublima il mio surrettizio desiderio d’infinito: non aspira al breve intercalare d’un soffio, né tantomeno all’immobile quiete del punto, lapide sormontata di sterpaglie. Il punto e virgola è romantico, inconsapevolmente innocente, perennemente irrequieto, quasi fuori luogo, come un giovanotto trafelato teso a raccogliere il cappello da terra, sotto gli sguardi attoniti dei passanti. “Cosa se ne fa d’un cappello ad Agosto?”
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