Ho voglia di entrare in un museo, di visitare una mostra d’arte, ho bisogno di riempire gli occhi di bellezza.
Mi accontento di sfogliare virtualmente cataloghi di pinacoteche e raccolte artistiche. Al momento, mi deve bastare.
Ieri mi sono soffermata su un artista, a me quasi sconosciuto, Natale Schiavoni, e così mi sono ricordata di un dipinto che avevo apprezzato alla Gam di Milano.
“L’ingenuità” (giovane donna).
Mi aveva colpito particolarmente il titolo della tela, mi era apparso fuori luogo.
Ovviamente è solo un personale sentire, un'impressione solo mia, l’artista, giustamente, titola le sue opere come meglio crede.
Eppure quello sguardo, mi era sembrato tutt’altro che ingenuo, e forse, proprio per questo mi aveva intrigato molto.
Riguardando le fotografie dei dipinti dello Schiavoni, ho scoperto una serie di tele, soavi, che ritraggono fanciulle, tanto da essere definito “il pittore delle grazie”. Si tratta di nudi, di figure allegoriche e mitologiche. Pur mostrando all’osservatore parti del corpo femminile, i suoi ritratti sono molto pudichi.
Ma “L’ingenuità”, secondo me, è un’altra storia.
Che siano le spalle distrattamente scoperte, il seno appena intuibile, velato dalla tela leggera, lo scialle rosso che scivola sulle braccia, i riccioli sciolti o il viso leggermente inclinato, non saprei dire, ma i suoi occhi sono carezzevoli, invitanti, oserei affermare, seduttori.
Lo stupendo leggero rossore delle gote, mi racconta di un imbarazzo, forse inconscio, di una parola audace, di uno sguardo troppo insistente, di un incontro…
E quella bocca gioiosa, con il labbro inferiore così tumido e provocante, sembra invogliare al bacio.
La giovane è bellissima, e forse l’ingenuità sta proprio in questi tratti, quasi eterei, in questa carnagione diafana, non nel suo spirito, nel suo volere.
E’, dunque, solo una caratteristica esteriore? Finge inconsapevolezza o davvero è ignara del suo fascino?
Ai visitatori l’ardua sentenza.
Inutile dire che questa tela, mi ha incantata molto.
L'Ingenuità testo di glor