Chiudiamo le scuole!

scritto da Frato
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Frato

Testo: Chiudiamo le scuole!
di Frato

Siamo nell’anno 2035. Com’è possibile senza la macchina del tempo?
E’ possibile, credetemi: il nostro cervello e la nostra fantasia ce lo permettono.

“Signor Ministro c’è una folla davanti al palazzo, urlano, non si capisce. Protestano, non sanno forse neanche loro contro cosa. Quasi tutti sono disoccupati. Vuole ricevere i loro rappresentanti?”
Ci pensò per un attimo, poi vinse il buon senso.
“Sì, li faccia entrare. Nel salone a fianco, non nel mio ufficio”
“Bene”
Erano nel gabinetto del ministro dell’economia. Ormai da dieci giorni la folla radunata nel piazzale non se ne andava. Alcuni avevano portato delle tende: bivaccavano lì e di giorno dividevano con quelli che protestavano qualche piatto di maccheroni; non molti e non molto altro: era tutto ciò che avevano.
Il ministro si avviò al salone attiguo al suo ufficio e attese.
Entrarono in tre.
“Buon giorno, signori, sedete” il sorriso era stampato sulla sua faccia rotonda e liscia. “In cosa posso accontentarvi?”
Parlò quello che sembrava il portavoce e il meglio vestito.
“Signor ministro, siamo disoccupati, non abbiamo sussidi, ci rifiutano ogni colloquio di lavoro. Tutti abbiamo famiglia, siamo alla disperazione”
“E come mai? Quali referenze avete? Lei per esempio, visto che ha parlato per primo: quali sono le sue competenze?”
L’uomo abbassò lo sguardo, sembrava guardarsi le grosse mani adagiate in grembo, come un oggetto inutile.
“Signor ministro non ho alcuna competenza. Quando avevo sedici anni frequentavo il liceo nella mia città…”
“E allora?”
“Chiusero la scuola, per quasi due anni. C’era una gravissima epidemia in tutto il mondo. Chiusero per prudenza, dissero.
Allora ero giovane, il mondo mi apparteneva. Dovetti fare il garzone di un panettiere. Non potevo stare due anni senza far niente, E poi…mi annoiavo.
A casa si faticava per vivere decentemente, mio padre aveva due lavori, entrambi in nero. Che dovevo fare? Rimanere sul divano a guardare la TV?
Così continuai, passarono gli anni. Ero sempre un garzone di bottega. Non sapevo fare niente, non conoscevo niente del mondo, della storia, quasi mi era – e mi è – impossibile esprimere un pensiero. Sono stati anni disgraziati, hanno demolito un’intera generazione”
“Capisco, signor…com’è che si chiama, scusi?”
“Giacomo, Giacomo Sarti, signore”
“Capisco signor Sarti. Vorrei poter fare qualcosa, ma proprio non ne ho i mezzi.
L’industria cerca personale specializzato; di manodopera ne hanno d’avanzo…”
“Ma io…noi, che ne possiamo? Non abbiamo certo voluto diventare un emblema di ignoranza. Quando ci intervistano per un lavoro ci chiedono qual è il nostro diploma, la nostra laurea. E noi non ne abbiamo! E arrossiamo dentro.
Perché non ci hanno pensato allora? perché siamo stati l’ultimo dei loro problemi? E adesso?”
Si era alzato e, con lui, i suoi compagni. Salutarono e si avviarono a raggiungere gli altri, a mani vuote.
“Segretario, diceva il ministro, mi aiuti a completare questa relazione, non ci capisco niente con questo PIL, corpo e scorporo, interessi composti”.
Aveva gettato il plico di fogli sul tavolo dell’assistente.
“Sono alla bouvette, se qualcuno mi cerca. Ho bisogno di un buon caffè”
Doveva anche ricevere qualche dritta da colui che l’aveva messo in quel ministero. “Un posto vale l’altro per me” aveva detto al capobastone.
“Vai tranquillo, ci penso io”

Pensiero.
Siamo tornati al 2021. Visto com’è stato facile?
Già adesso spesso ci ritroviamo gente inqualificabile che pretende di voler fare il nostro bene. E intanto ingrassano come porci.
Quelli che verranno dopo e ci governeranno saranno come il povero ma onesto e ignorante Sarti, o come il politico altrettanto ignorante?
E questi ci governeranno!
In ogni caso c’è da inorridire!

Chiudiamo le scuole! testo di Frato
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