L’esattezza del vuoto

scritto da innuendi
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Testo: L’esattezza del vuoto
di innuendi

Accorgersi della bellezza che gli altri non vedono. A volte basta alzare gli occhi. L’azzurro si sporca di grigio, il cielo si fa sporco e resta in piedi lo stesso, con quella dignità ostinata di chi ha già preso troppi colpi e non si è ancora piegato. Come certe persone dopo che la vita gli ha messo le mani addosso e non ha avuto la decenza di chiedere scusa.

Forse siamo fatti di eterno, noi. Ma di un eterno bastardo: non promette niente, non restituisce niente, non ti deve spiegazioni. Si nasconde nello scorrere del tempo, nel fulmine di un pensiero, nella ferocia improvvisa di un’idea, in una delicatezza che arriva troppo tardi o in quella deviazione insensata che ti porta lontano da tutto, soprattutto da te stesso.

Siamo fatti di eterno quando raccontiamo di noi. Quando torniamo a quei pomeriggi lenti pieni di cicale, all’acqua fredda col limone, al ventilatore sempre acceso. Le pietre diventavano giocattoli, il tempo non aveva ancora imparato a perseguitarci e il mare parlava una lingua universale. Bastava ascoltarlo.

Lei era alle prese con le melanzane, lui litigava con Marx e io guardavo il sole andarsene. Ognuno aveva il suo modo di stare al mondo: chi cercava risposte che non sarebbero mai arrivate, chi preparava la cena, chi aspettava che qualcosa finisse senza sapere bene che cosa.

Siamo fatti di eterno anche quando sbagliamo strada. Quando diciamo la parola di troppo o tratteniamo quella che avrebbe potuto salvarci. Quando pronunciamo l’ultima frase prima di morire. Quando la notte non coincide col giorno e fingiamo che vada tutto bene, mentre sappiamo benissimo che non è vero.

Quante anomalie lungo il percorso. Quante pagine mai scritte, scene tagliate da un canovaccio che nessuno ci ha mai consegnato. Abbiamo recitato male, improvvisato peggio, confuso l’amore con la paura, la libertà con la fuga. Eppure, in qualche punto oscuro della nostra storia, siamo stati esattamente ciò che dovevamo essere: imperfetti, contraddittori, vivi. Senza prove generali. Senza possibilità di ripetere la scena. Ma solo recitare a soggetto.

Siamo fatti di eterno quando rimettiamo in piedi un errore, non per cancellarlo, ma perché ormai ci somiglia troppo per lasciarlo a terra. Nell’innocenza feroce di andare contro tutto e tutti, anche quando sappiamo di avere torto. Nel fiato che si spezza quando il cuore decide di ricordarci che siamo carne, niente di più, niente di meno. Nel silenzio di quando andiamo sott’acqua e, per qualche secondo, il mondo smette di pretendere qualcosa da noi.

Forse cerchiamo l’eternità perché abbiamo paura di sparire. Ci inventiamo significati, raccogliamo ricordi, diamo nomi alle ferite come se potessero saldare. Mettiamo ordine nel disastro come se una frase ben scritta potesse convincere la morte a rimandare la visita. Ma la vita non firma contratti. Ti lascia amare, perdere, ricominciare. Poi si riprende tutto, senza neppure il buon gusto di spiegarti perché.

E allora resta questo: la bellezza di un cielo che si fa grigio, il rumore delle cicale, una donna in cucina, un uomo che discute con Marx, il sole che scompare senza salutare. Restano le cose che non avevamo capito di amare mentre le stavamo vivendo. Restiamo noi, con le nostre macerie in ordine sparso, a cercare una forma dentro ciò che non ne ha mai avuta una.

Siamo fatti di eterno, forse, proprio perché non possiamo trattenere niente.

Siamo fatti di eterno nell’esattezza del vuoto.-

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