Parus maior

scritto da giorgiog1
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Testo: Parus maior
di giorgiog1

Scrive il commentatore "In questa landa gelata Dante vede all’improvviso in una buca due dannati che stanno uno sopra l’altro: «l’un capo a l’altro era cappello».
Si tratta del conte Ugolino della Gherardesca, signore di Pisa, e dell’arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini, anch’egli pisano.
Dante li coglie nel momento in cui il primo divora, come fanno gli animali feroci, il cranio del secondo, colpevole di averlo fatto imprigionare e uccidere insieme ai suoi figli".
Non sapeva quel commentatore che non solo gli animali feroci ma anche la piccola e graziosa cinciallegra attacca gli uccellini più piccoli e meno vivaci ai quali rompe con forti e violente beccate il cranio per cibarsi del cervello.
Sì, proprio lei, così graziosa e confidente, così dolce e carina, sa essere a volte molto aggressiva.
Se qualcuno la vuole tenere in gabbia, lei seppur a malincuore si adatta, ma non si lascia addomesticare facilmente.
Vivace e curiosa, è dotata di una intelligenza evoluta; in libertà cinguetta vispa e rallegra pure gli oziosi pensionati a spasso per il bosco.
E' impegnativa da fotografare perché, per sua indole è sempre in movimento; meglio procurarsi alcune mangiatoie ed appostarsi nelle vicinanze; gradisce semi oleosi, lardo, noci e noccioline già aperte.
Il suo canto, molto vario, è una specie di "zituit" ripetuto; sa modulare versi di allarme diversi in base ad una minaccia più o meno grave.
Ogni individuo ha la propria voce ed ogni cincia è in grado di riconoscere un suo simile in base alla differente emissione vocale.
La Cinciallegra è lunga circa 15 cm, per un’apertura alare di 22-25 cm e un peso che di solito non supera i 21 grammi.
Ha il capo e la gola di colore nero lucido, con guance bianche; la parte nera sul capo ricorda una maschera che copre tutto il capo.
Il petto giallo è attraversato longitudinalmente da una linea nera dalla gola all'addome che, nei maschi, è leggermente più larga.
Vive soprattutto sulle chiome degli alberi, dove svolazza di fronda in fronda o valendosi delle forti unghie, si arrampica e talvolta si sposta addirittura a dorso all'ingiù fin sui rami più sottili, facendoli ondeggiare sotto il suo pur lievissimo peso.
Verso il mese di aprile, la graziosa cincia sceglie il maschio più prestante e dal canto più sonoro.
È maliziosa e abile nel coivolgerlo con frivoli squittii e poetici versi.
Poi "cip e ciop" si insediano nelle cavità dei tronchi e mettono su casetta, utilizzando per l'arredamento crini, laniccio e penne.
Si ciba di insetti e larve, ma anche di semi, è molto vorace e nel periodo invernale può arrivare addirittura a snidare le api negli alveari, e se ha occasione non esita ad uccidere nidiacei di altre specie.
Ha un volo ondulato nei tratti lunghi, rapido e lineare nei tratti brevi.
Depone fino a venti uova, guscio bianco a chiazze rossicce chiare che incuba per circa due settimane.
La cincia non si può dire non sia prolifica, poiché da marzo a giugno cova fino a tre nidiate.
Il suo nome scientifico è Parus maior, ordine Passeriformi, famiglia Paridi.
In inglese great tit, in francese mésange, in tedesco koblemeise, in spagnolo carbonero comùn.
In lombardia parasseura o speranzina,  in Piemonte ciribu o parussina, in Veneto speronzola o paressola, in Emilia sparunzeina o poligola,  a Genova parissena, a Pisa cincia grossa, a Roma spernuzzola, a Napoli parrella,  in siciliano munacedda o carubbedda, in Sardegna ogo de boi o capitu-moru. 

Parus maior testo di giorgiog1
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