Trentasette e due. Nonostante ciò sarebbe uscito alle quattro e quaranta in punto.
Le rate del mutuo incombevano e qualche linea di febbre non avrebbe compromesso il cammino verso l’estinzione del ventennale amico di casa Corton.
Addetto alle pulizie dello zoo. Dalle sei, di filato fino alle undici, da ben dieci anni, da quando al centro commerciale lo avevano sorpreso a rubare. Proprio per il giorno di San Valentino. Una stupida scatola di cioccolatini dall’oggi al domani, ed ecco che il baratro della cupa desolazione ed una moglie furiosa lo avrebbe aspettato a braccia aperte. La notizia si propagò in un batter di ciglia. Dan Corton “il ladro di cioccolata”. Nessuno, ad Irsar Rock, fu disposto a prenderselo. Anche a Mildred la lattaia, sua cugina e compagna dei tanti giochi d’infanzia, non rimase altro che sbattergli la porta sul grugno. L’unico orizzonte sarebbe stato spazzare viali e svuotare cestini per cinquanta miseri pounds alla settimana, e dire sì a quell’inetto di Tester. Il suo capo.
Grazie al Cielo c’era il lavoro di Emily.
Quel giorno tornò sorridente. La febbre era scomparsa. I pensieri lo avvolgevano in un torpore che lo portava dritto dritto fra le calde lenzuola di seta che sua moglie aveva comprato per Natale. L’inattesa scoperta ed un aumento sulla paga avevano fatto tutto il resto. E poi la fine del turno era arrivata in men che non si dica.
Tornando verso casa si calò in un vortice di pensieri, non realizzando di essere passato due volte col rosso e di avere imboccato Renny Road in contromano.
- Sono già arrivato. Incredibile! Devo farmi controllare da qualcuno. Uno bravo però. Se continuo così un giorno o l’altro mi ricoverano – ripeté a sé stesso prima di scendere dall’auto, una vecchia ford escort di colore verde, per l’esattezza.
Grazie al suo stato d’animo, quel giorno non risentì dei postumi di Mister Chock, il cinese proprietario del centro commerciale. Quei segni li aveva portarti con dignità, fin dai tempi del licenziamento. In autunno ad Irsar Rock l’umidità calava inesorabile ed in quei giorni le bastonate, prese per la bravata al supermercato, spuntavano dissolute e senza avvisare sull’orizzonte della sua schiena.
Iniziò a preparare: zuppa di funghi e pollo ai ferri con salsa tonnata. Il servizio buono e la tovaglia a scacchi blu. Soddisfatto, uscì a fumare una sigaretta. Mancavano venti minuti all’arrivo di Emily e così cominciò a leggere. Pagina ottanta era unta. Residui di hamburger con maionese e capperi. Dan aveva visto qualcosa di buono in quelle pagine. Non riusciva a staccarsi da quel mondo fantastico, malgrado l’odore non fosse certo invitante.
Chissà quale vento aveva portato quelle pagine sulla sua strada. “E poi perché proprio” – si chiedeva – “perché proprio io?”. E dire che non mi è mai piaciuto leggere ed invece eccomi qua, incollato ed inebetito.
Quei pensieri aulici al cospetto di uno che non aveva finito le scuole primarie, furono spezzati da qualcosa di materiale.
“Beh, però… potrei ricavarci un bel po’ di soldi”.
Ma c’era da tenere in conto che quel manoscritto poteva essere già stato registrato all’ufficio dei diritti d’autore e stavolta non ci sarebbero state le bastonate di Mr. Chock a salvarlo dalla galera. L’adrenalina era a mille. La tentazione era forte, smaniosa, quasi delirante. Neanche la quarta sigaretta di fila riuscì a calmarlo. Quelle pagine si erano impossessate di lui.
-Come avranno fatto a disfarsene – disse Dan.
-Ci risiamo. Hai ricominciato a parlare da solo! Andiamo bene. Dai non stare così impalato vieni ad aiutarmi. Sono passata da Mildred. Ho preso il latte e alcune salsicce per la cena.
Dan prese le buste dalle mani della moglie senza dire una sola parola, ripiombando nel mondo reale.
Non le parlò di quello che era successo. Dopo il lavoro Emily era interessata ad una sola e sacrosanta realtà: il silenzio. Lavorate in un posto di Polizia infestato dalle voci di centinaia di clienti e poi ditemi cos’è la cosa che più vi va a genio a fine giornata. Dopo avergli fatto i complimenti per il pranzo, Dan questa volta aveva superato sé stesso anche con la quantità di maionese per la salsa tonnata, si schiantarono sul divano. Stretti stretti, sempre come la prima volta. Il risveglio fu dolce. Le guance rosse della donna si stagliavano sul baschetto biondo, accompagnate da un respiro ritmico, sul seno generoso e soave; un panorama che sarebbe mutato in pura armonia allo schiudersi di quel fantastico universo blu.
Emily lo fissò per un po’. Ferma e con quel sorriso appena accennato.
Che ti è successo? Dai … uhmm… cosa c’è? Non guardarmi così. Parla.
-Non lo so. Non lo so!!.
-Hai pure preparato il pranzo e l’unica cosa che sai dirmi è: “non lo so!!??”.
-Non capisco cosa mi è preso, li ho trovati stamattina - disse Dan - indicando i fogli sul camino. Erano dentro un cassonetto. E quando stavo per metterli nel sacco per il riciclo è come se … è come se una mano oscura mi avesse costretto a leggere. Qualcosa mi ha scaraventato lì dentro, capisci!? Sono caduto in in … [Dan avrebbe voluto dire in una trincea brumosa ma l’unica cosa che gli uscì di bocca fu: …in … in qualcosa che non so esprimere]. Sono arrivato a casa e non ricordo neanche il tragitto che ho fatto, e neanche quando mi sono messo a cucinare, e neanche tutto il resto e cose varie. Mi sono risvegliato quando ho sentito la tua voce. Proprio qui vedi a pagina ottanta, proprio su questa macchia di maionese. Ecco cosa è successo.
-Dov’è il problema?
-Problema? Questo scritto ci vuole comunicare qualcosa. E’ questo il non problema.
- Ti ricordi Kraion? Quel ragazzo indiano, il mio compagno di classe che lavora alla casa editrice –fece Dan con gli occhi allucinati …
- La Swinwerman.
-Sì. Potremmo farglielo vedere. Magari vale un bel po’ di soldi.
-Magari. Senti io vado a farmi una doccia. Perché non vieni anche tu? – sospirò Emily.
Dan rimase in silenzio.
Sua moglie già procedeva a piedi nudi verso il lungo corridoio su cui dava il bagno. La prima cosa che gli venne in mente fu che lo sculettare di quella ragazza che aveva conosciuto cinque anni prima, in una discoteca poco fuori Irsar Rock, aveva perso lo smalto dei giorni migliori. Certo, non c’erano solo le tette e quel magico sedere a tenerlo legato ad Emily, ma proprio non gli andava giù che quello scodinzolare non fosse più lo stesso. Alla resa dei conti, quella donna lo aveva salvato dalla fine. In fondo Emily era pur sempre l’unica figlia di Tester, il capo- zoo, ed era stata proprio lei a fare pressioni affinché fosse assunto.
Quello stesso pomeriggio Dan finì, ricominciò, finì e ricominciò ancora a leggere per altre cinque volte il manoscritto fino all’ora di cena, finché l’odore della frittata agli spinaci di Emily non prese il sopravvento. Fu lì che prese la sua decisione...
Pronto!? Tester! Si ricorda delle mie ferie arretrate? Beh, se per lei va bene domani … se non le crea problemi, grazie.
-Chi è Dan?
-Tuo padre. Domani vacanza. Chiudono lo zoo per la disinfestazione.
-Ah! Potresti andare in banca per le pratiche di rinnovo del mutuo, che ne dici?
-Sì, potrei.
La mattina seguente Dan uscì molto presto così da potere sbrigare la faccenda con tranquillità. Fece in fretta. Arrivò con dieci minuti di anticipo rispetto all’orario di apertura della Swinmerman. Nell’ordine gli passarono davanti una casa al mare con piscina da regalare ad Emily per il suo compleanno. Un numero imprecisato di viaggi all’estero per la promozione del libro. Due barche da diciotto metri, un elicottero personale. E poi non avrebbe dovuto continuare a pulire merda di animali, salutare con riverenza quell’inetto di Tester, mangiare le cotolette di pollo di Mildred e magari Mr. Chock sarebbe diventato un suo dipendente.
Una pacca che per poco non gli lussava la spalla destra fece svanire di colpo il suo mondo dorato.
- Smidollato. Quanto sarà che non ci vediamo? Venti? Ventidue anni? Fatti abbracciare.
Un tipo grasso, pieno di forfora e con un discutibilissimo cappotto fucsia si era messo ad abbracciarlo ed a sbatacchiarlo di saliva.
-allora Smidollato. Come mai da queste parti?
Dan rimase senza parole. Non riusciva a capire cosa volesse da lui…
-Kraion Basmati. Ti ricordi di me?
-Kraion?
Il capodoglio in cappotto fucsia era l’unico motivo al mondo per il quale Dan si trovava in quel posto. Disse di avere sbagliato strada nel cercare la sede della sua banca. Non disse nulla. Pensò che da quel tipo non avrebbe cavato un ragno da un buco. Lungo la strada verso casa sparirono nell’ordine i viaggi all’estero, le barche, la casa al mare, l’elicottero personale. Rimaneva solo una cosa: il supermercato, ma a dirigerlo c’era ancora Mr. Chock.
Parlando con Kraion, Dan era stato assalito da mille pensieri. Si era spaventato a morte quando gli aveva parlato di un tipo che qualche tempo prima si era presentato negli uffici della casa editrice con un eccellente manoscritto spacciandolo per il suo. La fortuna non era stata dalla sua parte visto che lo aveva rubato proprio alla nipote del capo della Polizia. Inoltre, ogni casa editrice delle regione aveva ricevuto una copia di quel manoscritto ed il resto era facile da immaginare.
Dan era al punto di partenza. Per quella sera non pensò più ai fogli dalle uova d’oro. Gli toccò l’ennesima cotoletta e per giunta al sangue. Di solito il taglio di Mildred era impeccabile ma quel pomeriggio l’amata cugina era così nervosa da non stare attenta ai contorni della sua sapiente arte. Il motivo di tutto ciò era Reef. Quel pomeriggio era entrato in negozio e dopo qualche palpeggiamento e le solite avance si era dato a gambe levate. Non aveva mai avuto il coraggio di denunciarlo, le faceva pena per via dei suoi problemi mentali. Dan era giunto alla conclusione che, in fondo, a Mildred, la cosa piacesse. Dopo quell’ultima scorribanda Reef fece ritorno al centro per la cura delle malattie mentali di Irsar Rock mentre a Dan non rimase che sognare ad occhi aperti. Il mattino seguente ebbe la risposta. Avrebbe usato uno pseudonimo così nessuno sarebbe risalito alla sua vera identità. Non ci sarebbero stati problemi se il racconto fosse stato di qualcun altro. Qualche giorno dopo fece alcune copie e le spedì alle maggiori case editrici della regione. Firmò con la mano sinistra, così in caso di problemi, avrebbe potuto dire che qualcuno si era divertito ad incastrarlo. E non gli rimase che aspettare. Tornò a casa con una strana serenità, ripetendosi che quello che doveva fare era stato fatto.
Da quel momento continuò a lavorare allo zoo dal martedì alla domenica, e a mangiare le cotolette di Mildred, una volta la settimana per due anni.
Alla fine del 2007 qualcuno bussò alla sua porta. Si trattava di un agente della Spring Edition, la più importante casa editrice della regione. Compìto nel suo impermeabile di vernice verde uno strano personaggio alto, pallido e smagrito sorrise mostrando un assegno a quattro zeri. Nel luglio seguente arrivarono le prime copie, fu solo allora che Emily iniziò a leggere ciò che qualche anno prima aveva deciso di snobbare sculettando verso la doccia di casa.
Da quei cinquanta fogli maleodoranti con qualche aggiunta e qualche taglio qua e là ne avevano ricavato una raccolta di racconti dal titolo:
“Il Vento tra le righe”
Il Vento tra lerighe testo di Trevor