Soli vellutati siedono sul bordo della rupe,
stanno per volare via nell’antro buio delle chiese,
Andate a splendere sul monte lassù, dove
vive il vecchio stolto con abiti di sabbia e
palpebre ferite,
Volate sul petto di una ragazza dagli occhi
consumati dall’attesa, guardateli, quegli occhi, sono ciechi di felicità,
non sanno nulla del ghiaccio degli addii
Spalate la neve di quintali di viuzze al centro
del mondo, dove risiede incolume una luna
d’acciaio,
Soli verdeggianti più di un filo d’erba strappato, aiutate quella bambina con i
fiammiferi della povertà incollati al visino,
illuminate le piazze con i vostri dardi di tepore,
Abbracciate quel corpicino infreddolito dalla
solitudine, se ne va, vedete, verso la sua luna
ricoperta di metallo freddo, e non ci sono
porte nè finestre, è solo un disco rotto
Soli, vi prego, contornatela con versi di latte,
avvicinatevi ai suoi biondi capelli, anch’essi
brillano di luce propria, afferrate i suoi piedini nel buio e regalateli alla luce
Cantate un inno di libertà al suo apparire
tra i cocci rotti del suo cuore di diamante, con amore lavate i suoi piedini dalla polvere
d’acciaio di quella luna senz’ali, che osa
strimpellare i suoi versi di morte sul capo
dorato di un uccellino biondo
Regalatele tutto l’amore del mondo, e poi
volate via
La luna d’acciaio testo di Ali di inchiostro