Lo conducono alla fucilazione in una mattina primaverile, dall'aria morbida e allegra, come allegri sono i componenti del plotone d'esecuzione, di un'allegria calma e distesa. Anche l'uomo da fucilare è di buon umore, solo leggermente pensieroso, come chi si prepari a un passo importante della sua vita: sposarsi o di fronte a un nuovo lavoro. In realtà il condannato fa di tutto per mostrare una fattiva collaborazione, durante gli anni trascorsi in carcere ha elaborato un percorso filosofico con una serie di passaggi intimamente meditati per cui la prigione e la possibile condanna a morte vengono vissuti come conseguenze inequivocabili dei suoi molti crimini, per cui ora non ha difficoltà a vivere la sua condanna, non solo in modo ragionevole, ma con serena determinazione.
La cerimonia non ha niente di tragico, si respira un'aria serena e sembra di assistere a una gioiosa scampagnata di un gruppo di amici. Lo fanno stare in piedi davanti al muro, vecchio e scrostato da precedenti fucilazioni. Ha tempo e modo di osservare il plotone d'esecuzione e notare con stupore la stranezza del loro abbigliamento: vestono abiti antichi, sgargianti, da alabardieri, e non hanno in mano armi da fuoco, ma balestre, archi e lance. Discutono animatamente e due di loro fanno il gesto di prendere la mira con l'arco, poi ridono e gettano via quelle armi obsolete. Arriva un soldato vestito da lanzichenecco che traina una colubrina, accolto con grande perplessità dagli astanti, provocando un'accesa discussione.
Il tempo passa e l'alba e ormai lontana. Il condannato inizia a mostrare segni di stanchezza, si avvicina un uomo gentile e premuroso portando una sedia. Da seduto assiste all'arrivo di un altro plotone in divisa napoleonica con archibugi e antichi moschetti, discutono animatamente mostrandosi reciprocamente le armi, confrontano i vari modelli e si perdono in interminabili particolari tecnici.
E' ormai sera e le discussioni non accennano a diminuire; nel buio il condannato vede arrivare l'uomo gentile che traina un letto a baldacchino, gli offre un pigiama a righe invitandolo a dormire sereno. Al risveglio non crede ai suoi occhi, il plotone d'esecuzione è diventato un'enorme ed eterogeneo assembramento di soldati: antichi romani, assiro/babilonesi, nordisti e sudisti, minacciosi vichinghi, truppe coloniali inglesi e altri di incerta collocazione. A questo punto una cosa gli sembra più che evidente: la fucilazione è più chiara per lui che per i suoi giustizieri.
Se non fosse che l'atto gli sembri inappropriato, si recherebbe in mezzo ai suoi giustizieri e spiegherebbe loro che sarebbe molto più opportuno che procedano alla fucilazione. Ma un gesto del genere modificherebbe la sua posizione e quella e del plotone d'esecuzione e pertanto la fucilazione non sarebbe più possibile.
Arrivano uomini a cavallo, chiamano a raccolta tutti i soldati ordinando loro una votazione per alzata di mano. Il condannato sta solo e silenzioso appoggiato al muro, riflette sconsolato e inizia ad aver paura che le sue meditazioni filosofiche non siano inattaccabili né condivisibili e che l'enigma della sua sorte sia più irrisolvibile della morte stessa. Osserva con maggior attenzione la fitta boscaglia distante poche decine di metri, un tentativo disperato nella disattenzione generale gli offre un'alternativa che, comunque vada, metterebbe fine alla sua angosciosa attesa.
La Fucilazione testo di Zodiac