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Sei un essere irrisolto
e ti insinui nella vita di anime serene.
Tenti di rubare qualche raggio di sole.
Lo fai con la speranza di risolverti,
ma ti confronterai con l'angoscia e subirai la consapevolezza che le anime serene si sono risolte da sole.
Ti confronterai con la cruda scoperta
che anche tu ti dovrai risolvere da solo.
Ma non avrai le forze per rincorrere i tuoi raggi di sole. O quelli altrui.
Rimarrai nell’ombra.
Per sempre.
Avrai il terrore di osservarti dentro;
sai che ci abita l’abisso e sei infastidito dall’eco. Non lo vorrai sentire.
Sarai tormentato dalle sue urla.
Inizierai a percepire la tua pelle.
Ne sentirai la vitalità, la delicatezza, la vulnerabilità. Ti lascerai sussurrare che anche lei ha una storia. La tua.
Ma a te importa solo del finale.
Sei uno spirito irrisolto e io non potrei mai fartene una colpa.
Anche quando tenterai di portarmi via l’ultimo raggio di sole,
io ti abbraccerò l’anima.
Lo sento il supplizio di vivere nella leggerezza di un corpo pesante, dove piove sempre, dove tenti di sopravvivere in balia di tempeste.
Ma non sai nuotare.
Hai lo sguardo di chi sente infiniti pensieri sovrapposti; si disturbano a vicenda e urlano in lingue diverse; vogliono tutti condividere parole.
E ti darei tutto il coraggio che ci vuole, per fermarne uno solo. Per sentirne le voci e avere la possibilità di decidere se donargli il tuo ascolto. Il tuo dolore.
Ma per quanto potrei tentare di risolverti, non potrò mai dimenticare che io ho parlato con ogni eco dell’abisso, ho afferrato pensieri, ho nuotato nuda dentro mari in tempesta.
Anche quando non ne ero capace.
Soprattutto quando non ne ero capace.
E non potrei permetterti di cancellare la storia incisa sulla mia pelle.
L’ho scritta io,
ricalcandone ogni vulnerabilità.
Non potrei scordare che
per quanto io abbia vissuto nell’ombra,
quella storia è la mia
e non m’importa più del finale.