Il libro

scritto da Mary Read
Scritto 19 giorni fa • Pubblicato 17 giorni fa • Revisionato 15 giorni fa
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Autore del testo Mary Read
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Tutto quello che hai letto non è nulla in confronto a quello che potrei farti leggere…Qui dentro ci sono...come il numero di Graham,  talmente tante storie che non riusciresti neppure a leggerle. Tu invecchi’.
- Nota dell'autore Mary Read

Testo: Il libro
di Mary Read



                                                                                                        Il libro

Il titolo campeggiava al centro, come i libri di un tempo andato: una scritta nera dai caratteri semplici.
Poteva avere trecento pagine, forse di più, non era rigido, le pagine si sfogliavano una dopo l’altra, elastiche.
Così dovrebbe essere anche la trama, pensò.
Erica le aveva detto: ‘Tienilo. Per una strana combinazione ne ho un’altra copia, mio padre lo aveva già comprato’.
Erano dei lettori accaniti, tenevano un file, un archivio diviso in generi e nutrito di titoli, centinaia, addirittura i nomi degli amici a cui erano stati prestati.
 Era in un periodo in cui aveva difficoltà a concentrarsi. Leggere era diventato uno sforzo fisico che necessitava di una particolare serenità che lei non poteva avere e le dispiaceva. Credeva di avere qualche disfunzione neurologica.
Si era persuasa che si trattasse solo di un qualche disturbo passeggero dell’attenzione, che sarebbe passato, come quelle piccole noie,  piccole insofferenze che hanno tutti, al vivere d’oggi. Doveva essere così.
Il periodo si allungava, ormai era più di un anno che non apriva un libro e che non leggeva, nemmeno una quarta di copertina.
Aveva provato anche con le versioni digitali, con gli e-books, credendo che scorrere, invece di sfogliare, potesse essere in qualche modo più confortevole, più agevole e che potesse aiutarla.
Non c’era verso, poteva leggere tre righe soltanto, come bere una medicina amara, con disgusto e non beveva più.
Tutto quello che aveva letto, la quantità, la possente attività di lettura così efficiente, naturale, spontanea, che aveva espresso in tanti anni, che aveva alimentato sogni, fantasie, diventando il suo lavoro, creando alcuni sistemi portanti del suo carattere, della  sua forza interiore, era andata a scemare, si era come atrofizzata, oppure chissà, si era ormai spenta.
Alla domanda: ‘Leggi?’ Si bloccava, tergiversava, non rispondeva che con un'altra domanda: ‘Tu? Cosa di bello?’
Perché tutti sapevano che lei leggeva, tutti si aspettavano delle risposte.
Lei non aveva più risposte. Era stata un editor, un tempo.
Quando c’erano conversazioni, chiacchiere o discussioni su scrittori, autori emergenti o concorsi, vincitori di premi, fiere del libro, lei restava muta, in disparte, in preda al suo maleficio, e, all’improvviso,come se si fosse ricordata di dover sbrigare una commissione urgente, si allontanava.
Erica aveva fatto un tentativo, era un bel gesto, come somministrare a un malato una medicina.
Erica e i suoi libri speciali, la sua casa traboccante di libri antichi che lei  definiva: 'i miei amori'. C’era uno strano modo di accostarli a serate a tema, a riunioni di amiche, a letture in notturna, persino a sedute esoteriche. Lei non partecipava, aveva puntualmente una riunione di famiglia , un' emicrania, un elettrodomestico in panne. 
'So che non hai un genere preferito, ma questo ti piacerà, ne sono certa'. Erica aveva insistito in quel salvataggio.
Sembrava parlasse di una panacea o di un piatto speciale, un qualcosa cotto da uno chef stellato che avrebbe sortito l’effetto sperato.
Non era così. Solo aprirlo, richiedeva un impulso, una scintilla, una voce imperiosa, che lei non sembrava sentire. Come se fosse inerte.
Perché leggerlo? Chi era l’autore? Di cosa parlava il libro? Ma aveva importanza?
Quello, quel libro un po' antiquato, con quel titolo banale, lo aveva posato, cercando di nasconderlo. Tanto li dimenticava tutti, li impilava. ‘Questo lo devi leggere!’ e lei li lasciava lì, colonne, sui mobili, per la casa, ovunque. Erano messi di taglio, con il dorso alla parete, così non vedeva neppure i titoli. Non voleva saperne.
Lo guardò, sapeva che c’era, lo percepiva. Si avvicinò e con cautela lo sfiorò.
Sentì come un leggero, impercettibile fremito, un desiderio, un brivido. Fastidioso. E' solo nella mia mente, pensò.

Doveva partire, una vacanza necessaria, da Anita, che aveva una casa in una terra abbandonata al mare, per rigenerarsi, per riposare la mente. 
Stava preparando i bagagli e lo infilò in fondo alla valigia, come se chiuderlo là dentro, avesse avuto uno scopo ben preciso, come tappargli la bocca e silenziare qualsiasi storia ci fosse stata al suo interno.

Erica non le aveva aggiunto nulla di nulla di lui, lo faceva sempre quando le prestava libri e lei non aveva chiesto.
Lo dimenticò. Credette di dimenticarlo.
Era appena arrivata.
La valigia disfatta sul letto, la roba sparsa e Anita che parlava, parlava... della casa, dell’esterno, ”guarda qui e guarda là, hai tutto, se hai bisogno”, e, all’improvviso, si era ammutolita: ‘Lo hai letto?’ chiese, fissandolo. Lui che sembrava farsi posto, sgomitava, spingendo le camicette e le calze, come a volersi far vedere. 

Anita lo afferrò e lo aprì, curiosando fra le pagine elastiche.
‘Me lo passi? Sembra interessante’.
Non ci pensò, la frase uscì da sola, spinta da chissà quale forza misteriosa:
‘È l’unico che ho per la vacanza. Erica ci tiene che io lo legga’.
Mentre parlava si accorse di una sottile nostalgia.Si era intrufolato.Le mancavano quelle atmosfere d’altri tempi, attuali o fantasiose, quelle creature, ambientazioni,  quei colori così ben descritti. Entrare in bei palazzi o nelle stamberghe, nelle guerre o negli amori, nelle loro vite,  nelle parole, vederli tutti  i personaggi, accarezzare le loro poltrone, sedersi sulle loro esistenze e assistere alle loro dispute, ai loro incontri e ai loro scontri, miserie e paure, entrare nei loro letti per poi magari spiare con la mente nei loro pensieri, ribelli, seducenti, osceni, fendenti l’anima. Sapendo tutto di loro, come se lei  fosse ognuno di loro. Essere ognuno di loro!
Perdere il contatto con la  sua realtà, perdere tutte le sue sensazioni, tristezze,  dispiaceri e finire ad amare altro, a essere attratta da differenti mondi, partecipante a tanti eventi, sogni e poterli scegliere sempre: nuovi, sempre diversi…Che miracoli faceva la mente!
Quelli non erano i suoi sogni, entrava nei sogni di altri e lei lo poteva fare, glielo  permettevano, nei loro inconsci e da lì scritture, progetti ben definiti, da cesellare, da far diventare vivi, motori e  metterli in moto con quella chiave d’accensione, lui.
Scritture per depistare la sua esistenza, per non farsi trovare.
Qualcuno le aveva detto un tempo: ‘Un libro può cambiarti la vita’.
Quel lucicchìo lo vedeva, lo vedeva posato su quel libro elastico.
Sembrava un bagliore, una specie di micro lucina, quando carichi il cellulare, che si era messa a fare le bizze.
'Che assurdità. Dannato tu! Libro del cazzo. Adesso ti apro e vediamo se continui a …’
Quello che stava accadendo era quanto di più inconcepibile le fosse mai successo.
Riflettendo, le erano successe, in realtà, cose strane. Senza spiegazioni coerenti, ma lei era stata una strana bimbetta, con tanta immaginazione, un tempo.
Ora era  una persona pragmatica, concreta, con la testa che ragionava bene, una testa sul collo.
Un periodo un po’ difficile. Lei doveva mantenere il raziocinio, la freddezza.
Quel lucicchìo c'era e lo vedeva.
Si avvicinò e lo toccò, sempre un fremito, come una leggera scossa, un elettrodo piazzato bene, da qualche parte.
Io me ne frego, adesso basta!
Lo aprì  e lesse in basso il numero della pagina come un segnale: '1'.
Alzò gli occhi in cima alla pagina e lesse: ‘Tutto era assolutamente vuoto e inesistente, quello che c’era prima, non esisteva più.
Rob camminava lungo quel viale che una volta era un viale di aceri rossi e andava verso la stazione si voltò e le disse: ‘Tutto quello che hai letto non è nulla in confronto a quello che potrei farti leggere…Qui dentro ci sono almeno, almeno,  numeri incalcolabili di racconti, infinite vite…Un numero indeterminato, come il numero di Graham, talmente tante storie che non riusciresti neppure a leggere, non ne avresti il tempo. Ricordati! Tu invecchi’.

Si bloccò, cercò di focalizzare la pagina e la riga dove stava leggendo e di nuovo:
 ‘Rob disse:‘Tutto quello che hai letto non è nulla in confronto a quello che potrei farti leggere…Il numero di Graham... tu invecchi… ’’
Rob?
Con un gesto secco chiuse il libro e lo lanciò per terra.
La sua depressione e la sua immaginazione in combutta contro la sua intelligenza. Erano arrivate a tanto, quindi.
A farle vedere cose che non esistevano, a farle perdere la ragione. La mente riproduceva quello che lei stessa voleva: qualcuno con cui comunicare. Storia vecchia. Quella storia era la sua, la conosceva fin troppo bene.
Lo lasciò per terra. Non meritava nulla, neppure di salire agli albori del suo comodino,vicino al suo guanciale.
Una bella dormita, ecco cosa ci voleva! Dimenticare tutto, anche le sue fantasie, tutte le sue invenzioni, come quel giorno quando era bambina…Già! Come allora,  quando vedeva gli elfi camminare con lei, accompagnarla a scuola. A convincere tutti che erano lì, erano proprio lì con lei e… parlavano con lei!

 Erano la cosa più naturale, la cosa più semplice da vedere. Come facevano a non vederli? La aiutavano.
L’avevano sempre aiutata. Nessuno ci credeva.

‘Ma guarda hai finito i compiti! E che bei disegni! Colorati benissimo! Chi ti ha aiutato?… Ci scommetto…La mamma? Vero, cara?’ La maestra era sorpresa e incuriosita.
‘No. Non c'é la mamma. Gli elfi’. Quella maestra non sapeva nulla, anche lei, non vedeva.Tanti non vedono.
La cosa aveva preso una strana piega quando era tornata a casa da sola, dopo ore che tutto il paesino dove abitava, la stava cercando, credendola smarrita o addirittura rapita.
Era tornata a sera tarda,  un po’ malconcia, con la sua vestina a nido d’ape tutta strappata e quei graffi sulle braccia e sulle gambette… ‘Sono caduta, un salto giù dalla scarpata… dove ci sono i rovi…Poi sono arrivati loro e mi hanno tirato su’.
‘Vogliamo la verità.  Devi dirci la verità!’ Lo zio così, mentre lei in braccio alla nonna, coperta di baci e carezze, continuava a ripetere: ‘Ma io sto dicendo la verità!’ E poi a piangere, singhiozzare. Come facevano a non vederli!
‘È impossibile! E voi lo sapete! La scarpata è alta metri, non ci sono appigli, se è davvero finita laggiù, non poteva risalire da sola. Oh certo! Tu sei sempre pronto a difenderla, la cara nipotina…Non capisci che è tutta una messinscena, una finzione, quella bambina non sta bene, dovete farla curare!’
‘Questa bambina ha sei anni. Sei anni! Lo capisci o no?’
Lo zio poi diceva questa strana frase: ‘È più vecchia di tutti noi, diventerà come sua madre, una pazza!’
‘Stai zitto! Non davanti a lei!’
 ‘Oh sì che lo dico! È come sua madre, e voi ancora a giustificarla… bisogna sorvegliarla! Un giorno la vedrete! Il piccolo mostro! Beh, datele da leggere quei  libri giocattolo, quelli animati, la terrebbero buona…’
Aveva imparato così a stare buona. Ma loro tornavano. Tornavano sempre. Saltavano giù dalle pareti di notte, si arrotolavano per le ringhiere delle scale e facevano rumore, con quegli strani campanellini appesi ai cappelli a punta e la chiamavano sempre, anche dalle pagine di quei libri cartonati…Rob era uno di loro.
Rob... il suo elfo preferito!
Maledetto Rob e tutte le panzane che mi hai raccontato! Lo aveva amato Rob, quando le aveva suggerito di non starsene lì seduta come una bambolina, che doveva divertirsi, avere più spirito d’iniziativa e andarsene in giro, magari riuscire a portare dei fiori alla mamma che l’aspettava; era al cimitero, ma l’aspettava, non era un viaggio lungo, lui l’avrebbe accompagnata.
E così lo aveva seguito.
Il cimitero era di uno strano colore, sembrava uscito da quei libri che stava leggendo, lei gli avrebbe dato un colore diverso.
Un’aria si respirava!  Appiccicosa e bluastra, le panchine erano fredde, certo, non erano panchine...Tombe, erano tombe! 
E della sua mamma neppure l’ombra!

Così capì che Rob, il suo amico elfo, poteva raccontarle delle bugie, che il mondo aveva uno strano posto per sistemare le mamme e che suo zio aveva un odore ancora più strano,  puzzava di vino e di rabbia.
Non riuscì mai a sapere perché fosse così pieno di rancore verso di lei.
Lei era nata e la sua mamma era morta, non aveva ben capito come, ma era successo e questo era un male. Non era il suo male, non era stata colpa sua, ma suo zio la pensava così.
L’indomani il mare era entrato da alcuni spiragli di tenda e stava offendendo le sue palpebre, intimandole la resa al ricordo di quel libro. 
Lo aveva lasciato, abbandonato laddove, con rabbia, lo aveva gettato. Si alzò e lo cercò con gli occhi appannati e non lo vide.
Lo cercò per bene, in tutti i posti della camera,  si accovacciò per terra, guardando anche sotto il letto, per trovarlo. C’era da qualche parte, lo sentiva adesso, era lì, nascosto e aspettava.
Mentre cercava, capì. Rob era tornato e adesso come aveva fatto tanto, tanto tempo addietro, si era messo a giocare a nascondino.

Restò ferma per qualche secondo, poi risoluta entrò in bagno e si fece una doccia.
Uscì sicura di avere capito cosa stesse succedendo, si rivestì e come un automa uscì dalla camera e chiuse la porta.
Ma non si allontanò.
Giochiamo.
Contò a voce alta, sino a trenta.
Con dolcezza riaprì la porta della camera, di fronte la porta a vetri sul mare.
Il libro, era come se fosse scivolato o rotolato fuori da quella porta a vetri, avesse superato le persiane semichiuse, si fosse posato sul bordo del pavimento del terrazzo e si fosse adagiato al vento che lo stava sfogliando come a spettinargli i capelli.
Si avvicinò in punta di piedi…
Lo afferrò con impeto, come se fosse stato un animale selvaggio, come se potesse divincolarsi, placcandolo, stringendolo a sé, fra le sue braccia, poi lo liberò e lo aprì, decisa e lo lesse con desiderio:
‘Sapevo che saresti tornata.  Partiamo dal primo racconto e poi andremo avanti. Leggiamo! Sei d’accordo, vero? Allora: anno 2026, storia numero uno: il libro. Primo livello, standard. Sei pronta?’

 
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Mary Read.
Dicembre 2025 verso il 2026.




Il libro testo di Mary Read
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