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Riecheggian le selve, entro le fronde,
d’un mesto rossigniuol l’aëreo canto,
ch’al ciel solleva, fra singulti franto,
il duol che dal suo cor nel carme infonde.
Di quell’aspro cantor l’aure e l’onde
paion seguir concordi il ritmo affranto,
e mi conquide, inver, quel crudo pianto,
che l’alma mi percuote e mi confonde.
Bell’augel pellegrin, la tua tristezza
diffondi, fra le balze, in guisa cara,
nel rimembrar l’immago di bellezza
ch’in cor t’illuminò qual stella chiara,
e meco piangi ancor, con tenerezza,
quel ben che congedò la nota amara.