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L’inverno divora, non accarezza.
Sputa pioggia nera sulle ossa del mondo.
La terra geme, il cielo non risponde —
tutto è condanna, tutto è resa.
La neve cade come un sudario,
seppellendo nomi, corpi, ricordi.
Non porta pace: solo oblio.
Solo bianco, solo morte.
La nebbia striscia tra alberi spogli
come un morbo senz’anima.
Si insinua nei polmoni della notte,
e soffoca ogni debole lume.
E in mezzo a questo regno di gelo,
dove perfino il tempo ha paura di avanzare,
giace un cuore di cristallo spezzato.
Non batte — frantuma.
Crepe livide attraversano le sue vene d’inverno,
e da ciascuna stilla un silenzio feroce.
Nessun amore lo ha reclamato,
nessun calore lo ha difeso.
È stato lasciato a morire
nel trono di ghiaccio della solitudine.
Ora anche il dolore si è congelato,
e il vuoto ne è l’unico padrone.
Non c’è redenzione qui.
Non c’è fuoco, né risveglio.
Solo l’eterno inverno di un cuore condannato
a ricordare ciò che non ha mai avuto.