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Oggi c’è un ballo al palazzo della neo impalmata.
Entrando si passa tra una cortina di fiori,
chicchi di riso e melograni maturi:
simboli di una verginità, di già, o ben presto trapassata.
Nell’ampio salone stanno per aprirsi le danze;
le dame in lizza prendono posizione,
allineate attorno alla beata coppia in piena esposizione.
La sposina solleva in aria il suo candido fazzoletto,
lo lascia cadere, facendolo finire nel calice di vino maritale.
Poi, timida, abbassa gli occhi,
benché con audacia saggi il di lui “giogo” nuziale.
Dato, a quel modo, il via,
i corteggiatori avanzano,
le dame si schermiscono con risatine e ventagli,
adocchiando quei baldanzosi gagliardi.
La Bella Meraviglia tutti avvince
con la sua aura seduttrice.
Gli sguardi incantati le si incollano addosso,
deglutizioni accentuate inarcano dei corteggiatori il gozzo.
Costoro si avvicendano al suo cospetto,
mani protese competono per uno swing rocambolesco.
Occhi e sguardi da lupanare
le promettono emozioni che non saprà controllare.
Lei affida la manina guantata
prima a uno poi all’altro,
si lascia trascinare in un gran vorticare
come nel giro di un gigantesco compasso.
Squadre di omaccioni se la contendono,
tirano e acchiappano ogni suo lembo,
mentre lei piroetta come una biglia
giocata febbrilmente nel calciobalilla.
Ma da ogni presa il suo corpo rimbalza,
poiché ogni contatto lo percepisce spurio,
se il pavimento liscio avesse battuto scalza,
granelli e schegge le avrebbero di sicuro tagliato il piede nudo.
Tutta quella festa danzante
era un soppalco di voglie affannose e di vanità,
se fosse crollato nel vuoto,
la scena si sarebbe infranta à l’instant!
Per questo, la Bella Meraviglia non si toglie mai i guanti
né i calzari leva dai piedi stanchi.
Intanto, nei contendenti la voglia scema
di stare appresso al suo contegno “anecumene”.
Si rivolgono a terre più abitabili,
a dame a cui non interessa dei loro cuori impermeabili.
Così la Bella Meraviglia ora balla da sola,
ha sempre terminato i balli di gruppo con assoli, finora!
E mentre sua madre getta la spugna
e la minaccia che se aspetta ancora diventerà una prugna,
lei prova sollievo e si congratula
di essere sfuggita a quella crapula!
Di volere aspettare qualcuno davanti a cui togliersi gli strati,
le scarpe, i merletti e anche i guanti.
Una persona disposta a decifrare
i segreti nascosti dietro le sue lunghe ciglia:
d’altronde, lei mica vuole che uno qualsiasi se la piglia!