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'Ho perso la corona, ho perso la corona! Gridavo e nessuno mi ascoltava...Che strano sogno!
È stato con grande disappunto e una punta d'amarezza che mi sono svegliata.
Non credevo che potesse capitare in questo modo, ma è successo e devo prenderne atto.
Non sono più titolata.
Ho fatto le mie rimostranze, sono una nobile decaduta e per di più l'amara conclusione: non so scrivere, non ho mai saputo scrivere.
Era un bel sogno, anche da bambina, sapete quando credete di poter diventare, diventare e non sapete ancora bene cosa, ma avete un'intima certezza che qualcosa, qualcuno, diventerete.
È stato il mio primo diario scolastico a giocarmi quel brutto tiro.
Sapete quando si scrivevano le dediche? Forse, chi legge è giovane e non sa nulla di dediche.
C'era una volta un tempo in cui si scrivevano a mano, su diari scolastici o diari segreti, con tanto di lucchetto, le famose dediche personalizzate con disegni, fumetti e frasi belle, carine, o mielose o solo buffe, piene di fiorellini, cuoricini e si scrivevano a volte con i pennarelli, tutte colorate per farsi ricordare. Ecco! Era quello lo scopo: il Ricordo.
È da lì che ho pensato di fare una raccolta dei Ricordi e questo ha preso il sopravvento.
C'era come una gara a scrivere dediche, da tutte le parti, tutte le classi della scuola per qualsiasi cosa, capriccio, storie, messaggi, persino d'amore, riferimenti storici, dediche a pirati, viaggi nel passato e nel futuro, poesiole, romanzetti.
Ne ho fatto una raccolta e allora un giorno, tempo fa, mi sono detta: perché non provare sul serio a pubblicare queste dediche, questi Ricordi?
Il sito me lo aveva suggerito un'amica.
Un'amica strana, una delle mie, di quelle che tengo gelosamente custodite, segrete, brava come un angelo. L'avevo messa in una di quelle dediche dove viveva come tarologa,in un vicolo della mia città natale, insieme a una masnada di piccoli farabutti, teste calde da quattro soldi, truffatori e ladri, soprattutto saltimbanchi.
Era un personaggio da prendere con le molle, da ascoltare, se ti diceva qualcosa dovevi darle retta, non c'era possibilità: aspettavi e lei, puntuale, ci azzeccava.
Mi parlò dell'accesso a un portale, delle varie procedure, della carta della Forza e di non incrociare nulla, di scrivere nei giorni della luna, tanti altri dettami, che si persero nel mio entusiasmo per l'iscrizione.
Una festa, per me, una festa!
Mai stata così contenta di poter pubblicare e interagire finalmente con autori con la 'A' maiuscola.
Ero talmente felice che, pensate, ho usato il mio nome vero, nessun nome falso, nessun nickname, quando tutti invece erano conosciuti con i loro fantastici nomi di battaglia, i nomi d'arte, nomi che significavano, nomi che prendevano la scena, facevano parlare, nomi da ricordare, semplici come tanti signor Rossi.
E poi come scrivevano! Io? Una pivella, un moscerino posato lì per caso.
Una sinfonia di scritti, un'epopea di racconti e di novelle, odisee di eroi e di poeti e cantastorie, un'esplosione di pagine, una ricchezza di menti, intrecci sensazionali e leggerle era, senza alcun dubbio, il mio sogno che si era avverato.
Avevano delle possibilità e come nel reale, si moltiplicavano, si spalleggiavano, si autoreggevano, si contrastavano e, pensate cos'era questo portale! Alcuni si miglioravano.
Solo alcuni, non lo sapevano, nessuno di loro lo sapeva, non se ne accorgevano neppure.
La magia era proprio quella, insita nel portale stesso.Più scrivevano e più si miglioravano.
Era una bella combinazione o forse solo una patologia? Una malattia che poteva contagiare il discorso, la parola e renderla più bella, a forza di ripeterla. La Forza, la tarologa aveva azzeccato...
Quel mondo, fatto di pubblicazioni, di stupende dissertazioni culturali, commenti e riflessioni, consigli e lusinghe, per me era come scavalcare il cielo e con un dito, che scriveva imperterrito, ti sembrava di aver raggiunto il tuo paradiso.
Avevo sempre sognato di essere lì e potevo finalmente mettere, anch'io, le mie dediche.
Un giorno, perché c'è sempre un giorno, una tempesta magnetica di portata inimmaginabile si era abbattuta sul sito.
Una specie di ictus, imprevedibile, insondabile, inconsueto, come un fortunale, su tutti gli Autori.
Molti non ebbero il tempo di mettersi in salvo, di coprire i loro scritti, di riporli nelle loro custodie, di appenderli nelle loro cassaforti.
Il fortunale era di una violenza senza pari. Alcuni sparirono, altri dispersi, forse inghiottiti da un gigantesco vortice temporalesco.
Tutto sembrò vacillare. Domande, questioni, appelli, richiami: nulla valse, mulinelli di venti avversi, temibili inganni a cielo aperto.
Io rimasi impigliata nel sartiame di un vascello che, all'improvviso, si era materializzato con le dediche che avevo scritto sui pirati anni prima.
Mi resi conto di tutto, dall'alto, impotente.
Una nebbia fitta avvolse tutto e tutti. Il terribile 'blocco', da tutti paventato, si era materializzato.
Caddi e persi la corona, finii in un mare e mi ritrovai naufraga fra detriti, minute scribacchiate, sangue che annacquava il mare e scritti sbiaditi, autori su zattere di fortuna, mi guardavano, sconosciuti.
Che posto era mai quello?
Forse solo pochissimi, si erano salvati? Riconoscerli? Quanti?
Dovevo andare a cercarli, per recuperare quel sogno.
Dovevo organizzare una caccia al tesoro.
Una bandana come corona. Roba da pirati.
Roba mia.
Mary Read