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Davanti allo specchio, Rebecca osserva.
Il vetro opaco, cornice di ferro freddo, ricoperto dal verderame.
La candela miele e nero trema e le ruba il profilo,
mentre il salotto trattiene il respiro e odora di cera spenta e gelsomino appassito.
Dietro il riflesso, un’altra Rebecca si muove,
più lenta, con occhi di pioggia antica.
Ella indossa un nastro violetto sfilacciato,il solo colore vivo nella stanza
e tra le dita, tiene una piccola chiave di ottone, tiepida, che non apre nulla.
“Chi veglia chi?”
Sussurra la casa.
Il ritratto sulla parete perde un’ombra; il merletto del suo colletto si anima come fumo.
Lei capisce che lo specchio non risponde.
Ma custodisce soltanto quello che manca,insieme al riflesso, trattiene il nastro violetto,in un istante di troppo,
prima di lasciarlo cadere oltre il vetro.