L'orizzonte degli eventi

scritto da Deaexmachina
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Deaexmachina
Autore del testo Deaexmachina
Immagine di Deaexmachina
Sulle condizioni di "diversità"... con un pensiero di stima a Stephen Hawking, senza essere la sua storia
- Nota dell'autore Deaexmachina

Testo: L'orizzonte degli eventi
di Deaexmachina

Invariabilmente, che si trattasse della moglie, dei figli, dell'assistente, le tapparelle restavano serrate e le tende tirate, giusto il contrario di quello che Tommaso aveva pregato più volte.
Col suo quoziente intellettivo, non si mettevano in testa che lui avrebbe viaggiato, analizzato, compreso, motivato persino quel buio pre e post sonno. Il nero non è mai soltanto buio totale.
Ricordava Tommaso la sensazione del sole addosso, sulla spiaggia o nei parchi primaverili durante la pausa pranzo che rilassava i neuroni. Chiudendo gli occhi, il nero era avvolgente, rosato, come una brace non del tutto spenta; mettendoci la mano davanti, per difendersi dal tepore perforante sulle palpebre, acquistava un'altra tonalità, ovattata, come l'ombra ai piedi di un albero confortante, un ulivo o una quercia, o anche un pino birichino che sganciava una pigna per riportarlo a vedere. La pausa terminava e il professor Tommaso rientrava nella sua aula di Fisica a incantare e incantarsi con i buchi neri e l'energia danzante.
Il nero, di giorno, era un colore; di notte, l'assenza... di ogni cosa.
La mente di Tommaso era un buco nero nel cosmo, con un potere attrattivo dei pensieri tale da portarlo a infiniti voli pindarici.
Memore delle lamentele a parlar semplice, nella solitudine notturna sperimentava un nuovo modo di interagire con le persone che gli gravitavano intorno. Non poteva avere la pretesa che capissero d'enblée le sue teorie, come pretendeva dagli studenti del suo corso di studi. Ora doveva "parlare potabile", come diceva la sua figliola new age; doveva abbassare il suo intelletto ai comuni mortali, e che fosse. Se qualcuno gli avesse chiesto cosa fosse un buco nero, ipotesi quanto mai lontana ormai, Tommaso l'avrebbe paragonato alla sua testa, così vigile agli stimoli da fagocitare tutto lo spazio-tempo intorno alla sua forma statica... no, neanche così andava bene. Fagocitava sensazioni, riflessioni, visioni...
Quant'era difficile far intendere ai diversi la sua situazione!
Si sforzava di trovare metafore pagane e tutto per colpa di quel buio che si rischiarava non già all'alba, come avrebbe voluto lui, ma quando qualcuno si degnava di tirar su quelle dannate tapparelle.
Pensare era angosciante, aveva bisogno di distrazioni per non tornare al suo orizzonte degli eventi, quel nucleo duro di terrore e sconcerto che aveva cambiato così inesorabilmente la sua vita. Non era abituato a chiedere, a reiterare i per favore e i grazie, a querelare e pazientare, e non poteva pretendere assistenza ininterrotta. Ma loro, i suoi diversi amici e famigliari, ci si mettevano mai nei suoi panni, senza imbattersi nel senso di pietà? Perché doveva lui, il geniale Tommaso, mascherare gli sguardi attenti e intuitivi nei loro timidi e teatrali? Perché era lui ad averne bisogno, suo malgrado.
Con estrema tolleranza, attendeva la decenza di aprire le finestre alla luce al povero invalido; in quel buio di ombra nera, correva coi suoi arti fantasma lontano dall'orizzonte degli eventi, quello schianto fatale in quel giorno funesto in cui una grinfia dileggiante e cinica gli aveva spezzato la schiena ma non aveva scalfito il suo cervello, come un risarcimento non richiesto ad un incidente di percorso.
Da lì doveva tentare la fuga, coi cerberi alle calcagna, voltare le spalle all'orizzonte e seguire pensieri entropici al contrario.
Cos'è il nero? Cos'è il nero? Cosa è il nero... la domanda che si poneva come un quiz ludico per non affannare il respiro fino all'arrivo di qualcuno che, sì... fiat lux!
Il nero era una macchia d'inchiostro di seppia, vischioso, denso, su un foglio immacolato che attendesse meraviglia di parole, in sequenze ordinate e deliranti, che poi le si rivedeva lì, le si rileggeva e si sorrideva magari: quando un sentimento o una sensazione trovavano una tale manifestazione, diventavano manufatto da condividere o distruggere, qualora Tommaso fosse stato ancora in grado di usare le mani per scrivere. Poteva soltanto annuire o dissentire, far ginnastica su quel collo perno di un universo di carne immota.
Dannato buio, dannato nero, spettro di malinconia, rabbia, paura, malignità, commiserazione, angoscia; spettro mutante che aleggiava dentro, nel cuore, nella mente, nell'animo; subdolo come serpe, scaltro come volpe, indipendente come aquila: sapeva sempre come avvicinare la preda e vincere le reticenze.
Con il dossier sulla sua rivoluzionaria teoria posato sul sedile del passeggero, la moglie in vivavoce nell'abitacolo, quella sera Tommaso era felice; mancavano un paio di tornanti per varcare la porta di casa e gridare Eureka!, dopo anni di ostici ragionamenti sui buchi neri. Non si era distratto alla guida, non lui, ma il camionista spossato sul lato opposto della carreggiata, che poi era finito nella scarpata e, morendo, gli aveva tolto persino un capro espiatorio da odiare per la sua triste e irreversibile situazione.
Finalmente l'assistente fisioterapista era arrivata per le sue frizioni anti decubito muscolare, aprendo la camera all'aria diurna.
"Come va oggi, professore?", tirandosi su le maniche.
A quella creatura diversamente intelligente, Tommaso aveva rivelato la risposta ai suoi esperimenti di trasposizione simbolica.
"Il corpo immobile è nero, quando la mente fibrilla".
L'orizzonte degli eventi testo di Deaexmachina
16

Suggeriti da Deaexmachina


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di Deaexmachina