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Montagna di sabbia
Estate. Una spiaggia affollata. Giornata con cielo terso e sole splendente. Poco fuori dal bagnasciuga un uomo assai pingue, completamente calvo e con due grossi baffi a manubrio, dorme supino emettendo respiri profondi al limite del russamento; indossa un costume boxer azzurro sul quale sono stampate delle piccole figure di un animale grigio altrettanto panciuto; attorno ai suoi baffi ci sono attorcigliate delle alghe verdi filamentose.
Dietro alla testa dell’uomo si vede una bimba di circa quattro anni; porta un cappello a tesa giallo, sotto al quale spuntano due trecce color castano chiaro, e un costume pantaloncino a sbuffo, rosso. E’ chinata verso la fronte del dormiente e, con espressione divertita, vi sta posando sopra una conchiglia.
Davanti all’uomo c’è un bambino quasi identico alla bimba, però coi capelli rasati e neri. Indossa un cappello come quello di lei ma rosso e un costume come quello di lei ma giallo. E’ impegnato usando secchiello e paletta a costruire un piccolo castello di sabbia, ormai quasi ultimato.
Quando la bimba infine posa la conchiglia sulla fronte dell’uomo, lui emette una serie di suoni gracchianti disarticolati e, ma senza svegliarsi, stende il braccio sinistro, andando così a demolire il castello di sabbia quasi terminato dal bimbo.
Il viso di quest’ultimo si increspa come se stesse sopraggiungendo un gran pianto, invece vi appare piuttosto un broncio. Afferra dunque la paletta con entrambe le mani e picchia l’arto distruttore mettendoci tutta la forza.
L’uomo reagisce con un ronfo da leone; si sveglia, seppur solo parzialmente; guarda il bimbo severamente; fa cenno di no col dito della mano colpita; si accorge delle alghe attorno ai baffi e se ne libera con fare distratto; guarda stavolta la bimba e ripete anche a lei il gesto di no col dito; infine si gira a pancia in giù rimettendosi immediatamente a dormire, cosa esplicitata dal ritorno immediato dei respiri profondi.
Ora è chiaro che ha il costume un poco abbassato sul didietro per cui è ben visibile la fessura tra i glutei.
Di ciò la bimba si accorge immediatamente. Fissa in principio assorta il fenomeno ma presto un largo sorriso le si delinea in faccia.
Con aria furba fa cenno al bimbo di venire là.
Lui si alza un po’ traballante poi va.
La bimba indica divertita la porzione esposta del sedere dell’uomo.
Il bimbo ne è piuttosto stupito ma presto si mette a ridere lui pure.
La bimba, sempre assai divertita, abbassa ancora un poco il costume dell’uomo, esponendone per una buona metà le natiche candide.
Alcune persone che sostano in spiaggia lì vicino si accorgono della scena e sorridono.
Il bimbo torna a passi decisi dove ha lasciato paletta e secchiello; usa la prima per riempire il secondo con la sabbia umida che costituisce i resti del castello sbriciolato. Portano con sé secchiello pieno e paletta, si dirige verso il grosso fondoschiena mezzo scoperto del dormiente e rovescia su una natica la sabbia che, mantenedosi compatta per via dell’umidità, va a formare un torrione.
L’uomo sbuffa ma non si muove ne’ tantomeno si sveglia.
Sembra che l’idea sia straordinariamente piaciuta alla piccola. Prende paletta e secchiello dalle mani del compare che gliele cede di buon grado, va sul bagnasciuga, fa una nuova provvista di sabbia umida e la rovescia sulla natica libera.
Ora il nuovo castello è ornato da due torrioni e i bimbi sono raggianti per il risultato della loro opera.
Opera però tutt’altro che terminata. Lui va a fare rifornimento di nuova sabbia umida e la scarica a secchielli sulla larga schiena del dormiente. Lei trae da un mucchietto di detriti lì accanto altre alghe e le usa per intrecciare sulla testa calva una sorta di parrucca, non dimenticando di ripristinare quelle sui baffi che nel breve risveglio l’uomo si era tolte.
E mentre esso proprio non accenna a svegliarsi i due lavorano con estrema determinazione, del tutto assorbiti dal monumentale compito.
Così la bimba arricchisce viepiù la decorazione mettendovi tutto quello che trova nel mucchietto e che ha raccolto senz’altro nei paraggi: conchiglie varie, sassolini, tappi di bottiglia, cocci di vetro levigati dal mare, lattine spiaccicate, ulteriori alghe, più un piccolo granchio che si trovava a passare da lì.
Mentre il bimbo infine ha provveduto a recuperare due bandierine di carta del vecchio castello demolito e a piantarne una per ogni torrione del nuovo, imponente, castello umano.
Arriva una donna indispettita.
Tira verso sé i due bimbi, dicendo: << Ma guarda queste piccole pesti come hanno conciato lo zio! E guarda come ronfa il deficiente coperto di robaccia! Sveglia! >>
E ai bimbi: << Con voi due facciamo i conti poi. Un castello, dovevate costruire, non questa montagna di sabbia e ciarpame con sotto quello scemo di vostro zio. >>
L’uomo intanto si è svegliato e, ancora assonnato, comincia a togliersi la sabbia e il resto di dosso.
La donna: << E tirati su quel costume! Che sulle tue pallide chiappe molli ci avevano costruito due torri, questi demòni. >>
Alla parola “chiappe” i due bimbi ridono allegramente.
E mentre la donna se li trascina dietro tenendone ognuno per un braccio, dice, sempre allo zio: << Raccogli i loro giocattoli e vieni via tu pure.
Così si guardano i bambini, dimmi un po’! >>
Lo zio accenna a una protesta: << Ma cosa gli poteva succedere, c’è tutta questa gente intorno…
Stanotte ho lavorato, casco dal sonno, avevo bisogno di dormire un poco.
E poi ho anche chiesto alla signora e al signore, là, di svegliarmi se i bimbi si fossero allontanati.
Domandaglielo se non mi credi. >>
La donna, sempre molto arrabbiata: << Sì, sì, adesso va a finire che c’hai pure ragione tu.>>
E si allontana continuando a trascinare i bimbi che sono tutt’ora voltati verso lo zio e non hanno mai smesso di ridacchiare.
Al che lui fa loro con la mano il cenno del rimprovero.
I due rispondono con una linguaccia.
A sua volta lui ride.