La Versiliana

scritto da giorgiog1
Scritto 3 mesi fa • Pubblicato 3 mesi fa • Revisionato Un mese fa
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Testo: La Versiliana
di giorgiog1

Erano più di dieci anni che non tornavo a fotografare gli acquatici del Lago di Porta; un laghetto che lambisce il fiume fiume Versilia.
Soprattutto per riuscire a catturare qualche foto del raro tarabuso.
Ieri è piovuto, c'è fango sul sentiero, un pettirosso mi segue per qualche metro, si pulisce le piume con il becco, muove la testolina, e mi osserva curioso.
C'è vento e di uccelli tranne folaghe e germani non se ne vedono. E' un attimo e la mente "rilascia" una immagine; il ricordo di un signore, così colto, ed interessante, con gli scarponi ai piedi ma il foulard intorno al collo, con i capelli lisciati ed il sorriso buono.
Quel signore, constatata la mia attrezzatura fotografica mi raccontò di un certo Gibran che scriveva che l'uomo è degno di esistere anche se si ferma soltanto a raccogliere un passero caduto per rimetterlo nel nido!
Così mi disse ed io gli perdonai di conoscere solo 5 specie di uccelli: airone, pettirosso, usignolo, capinera e tortora.
Andavamo nel sentiero tra alberi e canneti ed affermava che non c'è tristezza che non si attenui o lentamente si sciolga durante una passeggiata; camminano i malati di mente negli ospedali psichiatrici, i carcerati nell'ora d'aria, i solitari su spiagge deserte.
E poi dissertava di filosofia: il passato è un ruscello che scorre e nutre il nostro giardino attingendo l'acqua dalla memoria, anche noi seguiamo il nostro corso, piccoli o grandi che siamo ci dirigiamo verso il mare.
Mi raccontò perfino di una pratica tibetana per purificare lo spirito e trovare l'equilibrio perduto che consisteva nel camminare nel bosco da soli per tre giorni di fila osservando ed ascoltando rumori e movimenti.
Mi ritenni fortunato di poter fare un tratto di quel sentiero insieme a lui e mi dimenticai dei merli e delle cincie che cinguettanti sfuggivano alla fotografia.
Parlava tanto e bene, anche della sua ignoranza ornitologia, qualcuno gli raccontò che nelle notti di luna piena gli aironi si posano sulla riva del mare e lui attese più notti ma non accade mai nulla. Difficile che un airone si posi di notte sulla riva del mare!
Allertato da un fruscio, pensando al tarabuso, mi fermai in attesa, mi fece notare quanto il bosco sia pieno di segreti e di segnali nascosti.
Io lo ascoltavo con rispetto e con l'attenzione dovuta ad uno che sapeva di filosofia.
Poi mi disse di un uccellino di rovo (lo scricciolo) che decideva di interrompere la sua esistenza in un preciso momento; fa il nido, cova le uova, cresce i piccoli, poi ad un certo punto si stacca da tutto e si nasconde negli angoli più remoti del bosco, si posa davanti ad una spina, il suo canto diventa melodioso e nel momento in cui si trafigge il cuore il suo ultimo richiamo si espande nel bosco e tutto si fa silenzio.
Non so chi glielo avesse raccontato, non lo smentii, lui ci credeva.
Quell'uomo era Romano Battaglia, giornalista e scrittore, mancato nel 2012, amante della natura e della scrittura; si dilettava pure con la pittura.
A lui è legata 'La Versiliana', la manifestazione culturale che si svolge nella pineta dove visse Gabriele d'Annunzio, a Marina di Pietrasanta, di cui è stato animatore e conduttore.
Sul palco de 'Il Caffè della Versiliana' sono passati i nomi più importanti del mondo dello spettacolo, della cultura e della politica.
Erano in tanti che partecipavano a questi incontri, lui era il conduttore, poi lasciava loro spazio per le domande all'ospite di turno, creando così un piacevole salotto estivo culturale.
Oggi ho ripreso uno dei suoi ultimi libri: "Foglie" - Rizzoli editore -si legge d'un fiato, 130 pagine scritte grande.
Ci ritrovo tutto il suo pensiero: amore della poesia, della natura, il saper ascoltare i più segreti palpiti del creato, poichè è solo dall'ascolto della natura, dall'osservazione di una foglia, che si trova l'ispirazione per comprendere la bellezza della vita e la grandezza di Dio.
Qualche rimpianto doveva averlo avuto perchè così scrive: Vivendo come ci hanno insegnato, per il nostro bene, abbiamo evitato le grandi tempeste, ma ci siamo persi talvolta in quel temporale che scompigliando i fiori del nostro giardino poteva non farci morire di noia!

La Versiliana testo di giorgiog1
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