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E se fosse vero che
di me non esiste niente?
Se fossi soltanto
l'ombra di un faggio
torto, che cade sfigurata
e addomenta lo straniero?
Ci sono notti in cui credo
d'essere morto, davvero;
che tutto questo sia reale
e non un gioco della mente.
Eppure, le domeniche,
soffia un vento al cimitero
che spolvera le tombe;
sembra sibili alle lapidi
dei morti mai pensati,
e le suona come armoniche
di ossa e serpentino.
E subito ricordo
il mio passato di bambino,
quando un faggio scorticato,
alla sera del becchino,
allungava le sue dita
e dalla giusta prospettiva
pareva stringere la luna.