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Quell'estate particolare,quella domenica dove cercavo lo sguardo materno senza riuscire a trovarlo mentre ero seduto al ristorante senza voglia di mangiare,preoccupato per il giorno seguente.Fastidio nei mei confronti e tensione percepita tra gli adulti.La mattina del giorno dopo svegliato e vestito in un assordante silenzio,una giornata fredda pur essendo quasi finito Giugno,con il vento che soffiava sulle mie esili ginocchia mentre aspettavo il bus alla fermata.Il vetro appannato e i pantaloni corti a quadretti con l'orlo che fino a pochi giorni prima portavo lunghi.Il vetro del bus appannato e sporco,il ragazzino davanti a me rimproverato perché si attardava a scendere.Il marciapiede umido di pioggia e con l'asfalto rattoppato male calpestato dolcemente dalle mie scarpe.Lo spogliatoio a rotazione piccolo e angusto con brutte parole scritte sulle pareti.Mi guardavo intorno e pensavo ai miei compagni di scuola,nostalgia di loro,magari erano in vacanza anche se non mi erano molto simpatici.I sandali con gli occhi blu e le calzine verdi,la cuffia molto stretta,la campanella,i capelli ne' lunghi ne' corti,le piastrelle gialle e marroni sbeccate.il fondo della piscina di acciaio brillante illuminato dal grande sole arancione che entrava dalle grandi finestre che però non scaldava la mia pelle bianca e un po' tremante,il phon caldissimo sulle orecchie.Un sottopassaggio pieno di persone indifferenti e di gomma nera, la pelle che sapeva di shampoo e di cloro,tenuto per mano da mia madre,di nuovo il vento sulle mie esili ginocchia.Un improvviso singulto di stanchezza.