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Volge al tramonto
l’alba della mia vita:
una foschia si leva
dalla spergiura realtà,
si offuscano i sogni infantili.
Un bianco di strada
attraversa la mia memoria;
delle sognanti espressioni
del me bambino
è disseminato il campo.
“Vita, ineluttabile menzogna,
poiché ci illudi
nei nostri anni più teneri
non avrai da me altro
che il disprezzo.”
Pronuncio queste parole
nella sacra e tacita notte.
È il silenzio: ora capisco:
oh Vita, ancora una volta
mi inganni.
Come posso giurarti
odio eterno cantando
dolci parole? Qual giovinetto
è morto se accanto a me
siede mentre scrivo?
Finché la mia penna corre
su lievi brandelli di carta
sarò ancora bambino e tu,
oh Vita, sarai amaro liquore
di cui vorrò inebriarmi.