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Ti restituisco il tuo sguardo
Resteranno soltanto giorni di sole,
quando il tempo avrà disperso
le ombre e le attese
e il silenzio avrà imparato
a chiamarci per nome.
E là,
sul confine incerto del semiesistere,
forse diverrò ciò che desideravi:
un volto addolcito dal ricordo,
una presenza plasmata
dalle tue speranze.
Ma dimmi:
sarei ancora io?
Sarei ancora la voce
che ha attraversato le proprie notti,
le mani che hanno raccolto
la cenere dei giorni perduti,
il cuore che ha imparato
a sanguinare in silenzio?
È necessario fermarsi
e cercare dentro di sé la risposta.
Non cedere,
nemmeno quando la verità
ha il sapore amaro del veleno
e pesa sul petto
come una pietra antica.
Perché nulla è più triste
che sopravvivere a sé stessi,
indossando il volto
che altri hanno sognato per noi.
Restare ciò che siamo:
fragili,
imperfetti,
ostinatamente vivi.
Questa è la sola vittoria.
Perciò
ti restituisco il tuo sguardo.
Te lo riconsegno con dolcezza,
come si depone un fiore
sulla riva di un fiume,
come si lascia andare una foglia
alla corrente del tempo.
Non sarò più il riflesso
delle tue attese,
né il prigioniero
delle immagini che hai custodito.
Camminerò con il mio nome,
con le mie ferite,
con la mia luce incompleta,
portando in me
la dignità delle cose autentiche.
E se un giorno
le nostre strade torneranno a sfiorarsi,
sotto il benevolo splendore del sole,
vorrei che tu potessi riconoscermi
non per ciò che desideravi vedere,
ma per il coraggio
di essere rimasto me stesso.
© Johann Lubeck