L’odio
Io l’odio l’ho incontrato, è terribile.
Ne ho sentito il fetore, è come odor di morto stantio di giorni,
è come incontrare il demonio incazzato,
è come un’arancia meccanica perversa e continua, è sofferenza, incubo, dramma.
È sangue versato, lingue mozzate, famiglie spezzate.
È guerra e inferno allo stesso tempo,
è come il rumore di un insetto spiaccicato sul parabrezza,
è bile che cola dal ventre sventrato, è un calcio alle palle, una pugnalata alla schiena.
Ho visto lacrime e sguardi assenti di uomini che han perso tutto senza un motivo,
figli, casa, speranze.
Li ho visti vagare per strade polverose di cementi abbattuti da bombe intelligenti,
vagare senza meta alla ricerca di un perché.
L’odio, virus senza cura della specie umana,
vigliacca serpe che s’insinua silenziosa,
si aggroviglia all’anima, e se la ciuccia tutta in un sol sorso
lasciandoci alla mercé dei mostri del nostro tempo
che sudaticci e gretti ci rubano anche l’ultimo respiro.
L’odio, brutta bestia da domare, avido di tutto, cannibale coi suoi simili,
cacciatore dei deboli e cinico coi vinti, non ne ha mai abbastanza,
nefasto bastardo travestito da umano ma di che razza sei veramente ?
Eppure esiste, vive in mezzo a noi, ci contamina, ci soggioga, ci corteggia
per avvicinarsi di soppiatto e sferrare l’ultimo attacco,
per farci male, per burlarsi di noi quando soffriamo, per rubarci tutto ciò che abbiamo.
Non ti voglio più incontrare perché mi hai già svuotato una volta,
non hai più niente da togliermi se non la vita ma non sapresti che fartene,
tu non vivi, tu non produci nulla e non costruisci niente ed è il tuo punto debole,
non puoi condividere niente con nessuno perché tu sei solo e così rimarrai in eterno.
Addio…gran figlio di puttana
Sir George
l'odio testo di George Burton