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Cosa scorge nei suoi lugubri pensieri
che gli fa stranire gli occhi come un matto?
Cosa esprimono quei gesti goffi e fieri
di chi ha perso il senno e nega un suo riscatto?
In un borgo di provincia, le signore
si sottraggono agli sguardi dei diversi
frantumando il sogno antico di un amore
cui rivolgersi in appassionati versi.
E al mattino, assorto e zuppo di rugiada,
nel cammino che lambisce il lungofiume,
quel tormento, prontamente, si fa strada
come un'aquila che sfoggia le sue piume.
A quel bosco primitivo ed ancestrale,
colmo d'anime profane e pregno d'arte,
si rivolge con parlata d'animale
supplicando di poterne fare parte.
Ed è allora, nello spasimo più intenso,
che la smania si propaga dentro il petto
come in chiesa il forte odore dell'incenso
che prelude all'ecclesiastico banchetto.
Si rifugia, in un abisso di colori,
nel suo canto - si può dir - liberatorio,
come un nugolo di uccelli predatori
che si appresta ad un rituale venatorio.
Sai, la vita non è poi così diversa
da un'immagine confusa nella testa
che potente, corpo e spirito attraversa
fino a effondere le disumane gesta.
E' un tumulto di passione disperata
che all'istante, con gli artigli, ci cattura
per mostrar la dentatura sua affilata,
giacché sadica è la vita, per natura.
Ma la forza d'una belva è meraviglia
cosiccome i frutti dell'antica terra.
Nel suo sogno disilluso ci assomiglia
poiché tutto è vita, morte, amore e guerra.