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Io sono Te
Ti ho atteso, Amore,
senza sapere il tuo nome.
Forse per una vita.
Forse per molte.
Eri già nello spazio vuoto
che lasciavo accanto a me,
nel vetro che tratteneva
l’ultima luce della sera,
in certe notti
in cui mancava qualcuno
che non avevo ancora incontrato.
Ora sei qui.
Siediti più vicino.
Ho abitato abbastanza
il sogno di te:
voglio conoscere il peso delle tue mani,
la piega che prende il tuo sorriso
quando dimentichi di essere guardata,
il tuo silenzio
quando le parole non servono.
E piango, Amore.
Non di dolore, questa volta.
È che la tua luce
ha trovato qualcosa di me
che credevo perduto
e lo ha chiamato per nome.
Forse la felicità
non è avere risposte.
È non averne più bisogno.
È camminare senza catene
e sentire che il mondo,
per un istante,
non ci domanda nulla.
Adesso ti riconosco
nelle cose minime:
nell’odore della terra dopo la pioggia,
nel bicchiere lasciato sul tavolo,
nella finestra accesa
quando tutto intorno è notte,
nel fiore che continua ad aprirsi
senza sapere perché.
Sei così vicina
che non so più
dove finisci tu
e dove comincio io.
Forse ti aspettavo da secoli
soltanto per comprendere questo:
Tu sei in me.
Io sono in Te.
Io sono Te.
© Johann Lubeck