Ibiza

scritto da Mary Read
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Testo: Ibiza
di Mary Read

Sono tornata al cinema.  Mi diverte, non c'è mai nessuno al Greenwich del centro, dove m'infilo con Nic. La città fa fatica ad accettare che agosto se ne é andato, sembra ancora vuota, in attesa della grande notte bianca di Via Roma, di un Salone dell'Auto che è solo una passerella di Maserati e Lamborghini davanti a Palazzo Reale e si aspetta la notte al museo gratuita.
Nic è un'amica che mi trova sempre dei titoli, ma dei titoli! Io ci casco volentieri e la seguo, anche se fuori c'è un bel sole e quel caldo apocalittico sembra finito, e poi 3,50 euro, vale la spesa, vi pare?
 Stavolta tre gatti in sala e stavolta un francese. Regista: Stéphane Demoustier, titolo: Borgo.
Il film ti prende e ti porta in Corsica, dove si svolge la narrazione. Ma chi ti prende, davvero, è  Hafsia Herzi (migliore attrice 2025, Premio César), attrice dai lunghi capelli neri e da uno sguardo torvo, rassegnato e sfuggente.
Tutto il film mi è parso evasivo, parola che si adatta in modo singolare al contesto, nonostante questa visione ripetitiva di aprire e chiudere le grate delle celle e il tintinnio ossessivo dei mazzi di chiavi alla cintola che restano il sistema manuale più sicuro rispetto a quello elettronico.
È un susseguirsi di fatti e persone che si ripetono incuranti, ma con una loro motivazione ben precisa, che si colloca nella trama, come se le vicende della loro vita diventassero insignificanti, con una rassegnazione e un distacco che potresti toccare. Si lasciano vivere nel loro destino. 
Lei è una guardia carceraria. E già lì, ti trovi su un terreno che pochi hanno dibattuto; ho letto, infatti, che i film che si definiscono 'prison movie', sono sempre, o quasi, dal punto di vista del detenuto, del prigioniero. 
Qui ci troviamo a guardare tutto dal punto di vista della secondina, ed è stato proprio questo il motivo che mi ha portato a vedere questo film.
Perchè Mélissa, strano nome per una secondina, è una secondina anomala, non è come in Arancia Meccanica o nel Miglio Verde, qui. lei concede delle gentilezze a questi giovani detenuti, compra loro sigarette, chiama l'infermeria se stanno male, tanto che i detenuti la cominciano a stimare e le affibbiano un secondo nome: 'Ibiza' e mentre ispeziona le celle le cantano, in coro, addirittura una canzoncina.
Lei è dibattuta fra l'umanità e la rigidità di un sistema che la lascia sola, non è protetta, ma abbandonata a questa tribù di detenuti. Disorienta la figura di questa donna, giovane, esile, severa, sembra inverosimile, mentre si aggira mettendo in riga tutti, con fermezza e umanità.
Nessuno la sostiene, neppure un marito che spesso è ubriaco e vittima di episodi di razzismo che resta una comparsa.
Ma con quegli occhi tenebrosi, Ibiza non la può contare giusta.
Infatti, viene avvicinata da un detenuto che la trascinerà  a fare la spia, a rinunciare ai suoi valori e alla sua dirittura morale ed etica.
Il 'sistema' che dovrebbe proteggerla, quello Stato, sembra assolutamente incurante, inesistente, la lascia allo sbaraglio e lei diventa artefice di una condotta che da giusta, diventa sbagliata.
Ma l'aver indicato questo detenuto alla gang rivale, solo quel gesto, solo quel bacio, la rende complice di un atto mafioso e connivente e quei soldi, tanti, tanti soldi, duecentomila euro, per aver deciso l'uccisione di due uomini, li nasconde nell'oggetto del desiderio della sua bambina: all'interno di una bicicletta, appena comprata, rossa fiammante.
Questo mi ha riportato con la mente al nostro Gino Bartali che salvò vite umane, nascondendo i documenti falsi all'interno del telaio della sua bicicletta, che non veniva perquisita. Non si può accostare Ibiza ad un atto eroico, questo è certo, ma chissà perché, lei, quasi, quasi, mi piace. Non sapevo che il regista francese, insieme a un avvocato penalista, avesse scritto la sceneggiatura di 'Borgo' e si ispirasse proprio a una storia realmente accaduta a Bastia, nel 2018. La secondina della realtà, si chiama Cathy Sénéchal.
Intanto, Ibiza, la nostra secondina, con una semplicissima argomentazione, serena, con quell'evanescenza, quell'indifferenza e quel lasciare andare le cose, riesce a incastrare i pezzi del puzzle negli interrogatori a cui viene sottoposta. Ne esce pulita, come se nulla fosse accaduto.
Resta, però, quell'ombra nei suoi occhi.
Io la riconosco, mentre la camera la segue e la vede, a bordo di un traghetto in partenza, fra le braccia  del suo uomo. Poi si sposta sul ponte auto, dove inquadra la bicicletta rossa fiammante che fa bella mostra di sé. Quell'ombra negli occhi di Ibiza mi segue, come la sconfitta di noi tutti.
Il film finisce, titoli di coda a ripetizione e una musica che non c'è, che sento solo io, un brano di Conte che mi ronza e mi porta da un'altra parte : ....'Quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali, quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita, e i francesi ci rispettano che le balle ancora gli girano, e tu mi fai - dobbiamo andare al cine - e vai al cine, vacci tu'.






Mary Read a settembre 2026


Ibiza testo di Mary Read
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