Allargò le gambe, respinse un sorriso, ammagliò l'aria fingendo un bacio.
Innarcò il corpo s'alzo in piedi a ginocchia divaricate e un dito percorse le sue caviglie le cosce i fianchi il seno la bocca;inghiottito, sparì e umido riemerse.
Abbagliorono la stanza gl'occhi infiammati. Scaldarono l'inverno le sue movenze feline.
La musica era dolce, sensuale,crudele, ritmata come rintocchi di chiese lontane come binari percossi da treni appena partiti. Lenzuola fesche estive,le sue vesti leggere davanti al letto come bandiere dinnanzi alla bara di un soldato caduto.
Ammucchiate con cura. Distese come arabi tappeti.
Il suo profumo insaporì la stanza,i suoi capelli volarono:multiformi nere farfalle.
Riebbe mani per carezzare il mio viso. Rifiatò le parole sussurrate, alitanti voci profonde dal suo corpo tremante dalla sua mente nebbiosa.
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