IL LUCERTOLONE
C’era una volta nel paese “Sole Caldo” un bellissimo parco ricco di alberi e fiori dove tutti i bambini, nei pomeriggi liberi dallo studio, andavano a giocare e divertirsi. Lì, in fondo al grande viottolo, c’era un boschetto di betulle abitato dalla comunità “Lucertole Eden”.
Il sindaco della comunità era un bellissimo lucertolone, che oltre ad essere attraente era ben voluto da tutti per la sua dinamicità e disponibilità verso gli altri. Molti erano i problemi che affrontava con successo ed a volte i cittadini si rivolgevano a lui anche per consigli che esulavano i compiti da sindaco. Era molto bravo consigliare gli altri, ma non sempre risolveva con tanta maestria i propri.
Era innamoratissimo di Lucertolina, che amava da sempre. Lei, timida e riservata, ricambiava con altrettanto intensità il suo sentimento, ma era troppo timorosa ed orgogliosa per manifestarlo apertamente.
Era ossessionata dalla paura di perderlo e faceva di tutto per rendersi bella ai suoi occhi. Stava ore ed ore al sole per rendere la propria pelle liscia e lucente. Lui spesso la invitava ad uscire e lei accettava sempre ben volentieri.
Un giorno però, per un caso inspiegabile a “Sole caldo” il cielo divenne nuvolo, grosse nubi nere scacciarono il sole ed il boschetto si trovò presto sotto una fitta pioggia torrenziale. Lucertolina, impossibilitata a fare la sua cura di bellezza si rintanò in casa in attesa del bel tempo. Lucertolone che si era liberato dai suoi impegni, pensò bene di telefonare alla sua amata per avvertirla che sarebbe passato da lei a farle un po’ di compagnia. Lucertolina si fece prendere dal panico, desiderava tanto vederlo, ma non si sentiva all’altezza, si sentiva brutta e guardandosi allo specchio appeso sopra al telefono, si vide la pelle opaca e subito pensò: “Non posso accettare”. Allora, con una disinvoltura di cui non si sapeva capace, mormorò: “scusami caro, desidererei tanto vederti, ma ho un fortissimo mal di testa, mi stavo giusto mettendo a letto a riposare. Se non ti dispiace ci vediamo domani”.
Lucertolone dispiaciuto e nello stesso tempo preoccupato le disse: “Non ti preoccupare piccolina, riposati e vedrai che domani starai molto meglio”.
Il giorno dopo, però, il sole dormiva sotto grosse nuvole brontolone che, generosamente, versavano acqua a catinelle. Lucertolina, appena sveglia, guardò con angoscia la pioggia battere pesantemente sui vetri della sua finestra. Non sapeva come fare, si pentì di non aver accettato l’invito di Lucertolone; il giorno prima sicuramente la sua pelle aveva un aspetto migliore. Oggi sarebbe stato proprio impossibile farsi vedere in quelle condizioni. Così, quando nel primo pomeriggio lui puntualmente la chiamò, lei simulò un grosso raffreddore che le impediva di vederlo. Lui, come al solito paziente, comprese che non era il caso di disturbarla e la lasciò con la promessa di andare a farle visita il giorno dopo.
Purtroppo o per fortuna, contrariamente a qualsiasi previsione metereologica, anche l’indomani il sole non apparve all’orizzonte e così i giorni successivi. Ma cosa stava succedendo? Era risaputo che a Sole caldo, non pioveva mai. I nonni dei nonni di Lucertolina raccontavano con orgoglio ai loro nipoti, la fortunata caratteristica del loro paese e delle loro scorribande sotto al sole. Era questo il motivo che spingeva tutte le lucertole del mondo vicino, a fare spesso una capatina nel boschetto delle Betulle. Eppure quell’evento straordinario si abbatteva come un terremoto su lucertolina, che contrariamente a tutte le sue amiche, si era rintanata in casa senza mai uscirne. Non era voluta andare con loro sotto la Grande pietra a godersi lo spettacolo del paesaggio con la pioggia, mai visto fino ad allora.
Fu così, che quando Lucertolone il terzo giorno e quelli seguenti ancora, la chiamò chiedendole come stava e che era sua intenzione andarla a trovare, lei con un fil di voce ripeteva la solita solfa: “sono mortificata di non poterti ricevere, ma sto peggio di ieri, forse questo mal tempo………..chi lo sa!...”
Al settimo giorno, Lucertolone, di fronte alla medesima risposta fece buon viso a cattivo gioco. “Certo, capisco” rispose e dopo averla salutata, pensieroso a bassa voce si disse: “Qui gatta ci cova, c’è qualcosa che non va!…..” Capì di aver atteso già troppo, doveva agire e constatare di persona cosa stava succedendo.
Si vestì di tutto punto con il panciotto grigio ed il vestito delle grande occasioni. Aveva calzato le scarpe nere lucide acquistate da poco ed aveva messo il cappello a bombetta e la sciarpa di seta regalatogli da Lucertolina per il suo compleanno. Come era distinto. Tutte le lucertoline che incontrava lungo la strada sotto i loro ombrelli variopinti, lanciavano occhiate di ammirazione ed avrebbero voluto accompagnarsi a quel bel lucertolone.
Lucertolina, ignara di quanto stava succedendo, si era infilata la vestaglia e le pantofole e sdraiata sul sofà, versava calde lacrime, per le bugie che aveva detto e che non le avevano consentito di godere del suo amore. E mentre si crogiolava nel suo dolore, sentì bussare alla porta di casa. Malvolentieri si alzò. “Sarà certamente quella pettegola di Rebecca” pensò, “devo mandarla subito via”.
Appena aprì la porta, lanciò un gridolino di disappunto, lì di fronte a lei c’era il suo affascinante fidanzato, che appena la vide, così impaurita e fragile nella sua vestaglia rossa, ebbe subito un improvviso desiderio di stringerla a sé.
Ma Lucertolone prima, doveva chiarire la situazione e non farsi travolgere dai suoi sentimenti. Da vera lucertola quale era si fece forza e guardandola dritta nel viso, che lei ostinatamente teneva basso, le chiese: “devo essere informato di qualche cosa? Hai cambiato idea su di noi? Dove è andato a finire il raffreddore che ti ha impedito di vedermi?”
Lo so continuò: “tu sei bella, molti sono i corteggiatori che vorrebbero sposarti, anche più belli e facoltosi di me. Sappi però che io ti amo moltissimo e se c’è qualcosa da fare per riconquistarti io la farò”.
Lucertolina ascoltava con trepidazione e sorpresa quella inaspettata dichiarazione d’amore. Lei che fino ad allora si era sentita un rospo, ora si sentiva una regina. A quel punto con gli occhioni languidi di perfetta innamorata gli rispose: “Ma come, non ti accorgi di come è diventata la mia pelle?” Lucertolone non capiva.”Che cosa ha la tua pelle che non va?” le disse, mentre le carezzava le guance. E lei finalmente dando libero sfogo al suo dolore gli disse: “Senza il sole, non ho potuto fare la mia cura giornaliera di bellezza, e certo non volevo presentarmi a te, con questo aspetto, rischiando di perderti.
Finalmente Lucertolone capì, incredulo, il senso di quello che stava dicendo la sua fidanzata e quel brutto groppo che aveva tenuto per giorni sullo stomaco, si sciolse. Felice e ridanciano, la prese tra le braccia e la fece girare su se stessa sussurrandole: “Tu sei la lucertolina più bella del mondo e nessuno ai miei occhi è al tuo pari. Ma cosa vuoi che sia un po’ di sole in meno sulla tua pelle. La tua pelle è perfetta così come è. Non ti è venuto in mente che io ti amo per quello che sei e non per quello che le tue cure di bellezza ti possono far diventare? Abbiamo aspettato già troppo, metti quel bel vestito a fiori che si intona tanto con l’ombrello che ti ho portato in regalo ed usciamo, voglio godere del paesaggio con te, prima che torni il sole”.
La lezione era servita, Lucertolina non avrebbe trascorso più tanti inutili giorni di tristezza ed angoscia. Lucertolone la amava. D’altro canto avrebbe dovuto ricordare cosa diceva sua nonna sull’amore, quando guardando i suoi figli innamorati, con un sospiro ripeteva “è risaputo che chi ama, ha gli occhi foderati di foglie di betulle”.
IL LUCERTOLONE testo di liu