UNA VELA BIANCA

scritto da bore
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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UNA VELA BIANCA
- Nota dell'autore bore

Testo: UNA VELA BIANCA
di bore

E' romantico pensare i vivere tutta la vita nel mare, ma del romantico, il nostro pescatore, proprietario della barca,capo
barca, non aveva nulla, quando in mare con il suo equipaggio, aveva predisposto la rotta, per raggiugere quella por
zione di mare dove lanciare i palamiti: Bisognava pensare al cibo per se , per la sua famiglia,per i suoi marinai per le
rispettive famiglie. Una responsabilità che gli pesava come un macigno, un pensiero costante, anche quando la pesca
era buona, pensava come sarebbe stata la prossima! IL suo legno (la barca), undici metri,ereditata dal padre,anche
lui pescatore, pescatore di pesce fino, così si diceva per indicare la qualità del pesce,quello detto anche di prima
scelta, pagato bene finiva sempre nelle tavole dei più abbienti. Cagliari figlia del mare, fenicia, coeva di Palermo e
Cartagine, vive il respiro del mare, quello mediterraneo, il più forte, dove il maestrale è il rè! Padrone incontrastato nel
l'isola, custode della città. Gli storici sanno che flotte saracene più volte hanno tentato lo sbarco, così i francesi che
dopo la rivoluzione di luglio volevano portare l'albero della libertà a Cagliari, ma lui il RE MAESTRALE , con i suoi
provvidenziali fortunali, lo impedì: (La religiosità attribuisce gli eventi anziedetti, all'intercessione dei nostri SANTI;
S.EFIS e LA MADONNA DI BONARIA). Un'idea di questo mare che non cambia mai, si può solo immagginare,la
realtà, la conoscono i marinai e gli antichi pescatori. Quella barca, non aveva motori, ma le vele, e dei robusti remi.
La cosa sà di irreale, il nostro capo barca "tziu Bore",un pò per rispetto, poi erano i figli ed i nipoti che formavano la
ciurma," piscadori de pisci fino",pescatore di pesce di qualità! Era mio nonno materno, senza volere mitizzare, circun
navigava l'isola, si spingeva sino alle coste galluresi, con il suo legno ! E' paradossale, non sapeva nuotare! Nella men
te del nuotatore si definisce un pensiero assurdo, cioè che qualsivoglia evento si verifichi, sapendo nuotare, sei sem
pre salvo ! La realtà e di tutt'altro avviso, è più facile che si salvi un non nuotatore ,che l'esperto di nuoto! Non mi di
lungo negli esempi e casistiche, per non perdere l'attenzione su nonno. L'equipaggio era conosciuto nelle coste "OGLIATRINE", Jerzu,Arbatax, come la barca di tziu PODDA, che serviva anche al trasporto di quel vino "can
nonau" le vin du Pape"come viene chiamato ad AVIGNONE in francia; trasportavano nei sacchi,fave, grano ed altre
derrate alimentari, talvolta anche animali da macello ! In quella barca aveva già da bambino imparato tutti i sentori
del mare, il respiro, l'ansia, il tormento, la pace, quindi padronanza assoluta. Sapeva dove ormeggiare in caso di im
provviso fortunale, si fermavano anche per giornate intere, in attesa che il dio col tridente concedesse il via libera.Nonno Salvatore,(Bore diminutivo in sardo), aveva nella barca due figli, il primogenito,Giovanni,ed il terzogenito,
Francesco, gli eredi del suo sapere, almeno inteso per conoscenza del mare, i due fratelli erano dei delfini, nuotava
no da campioni, ma questo non aveva mai convinto il vecchio Bore a lasciare quel legno tanto sicuro, per lui mare
significava fondale, ciè le profondità marine che sicuramente lo avrebbero accolto ! Quella diffidenza del mare, insita
nel sardo antico, che pur amandolo, si teneva lontano, eppure le navicelle nuragiche parlano di un popolo di grandi
navigatori ! Chissà se l'amico SERGIO FRAU, non avesse ragione nelle "COLONNE D'ERCOLE"un'inchiesta! Dalle
prove io direi una certezza! Ma sono di parte, e aspetto che gli eventi prossimi,come stabiliti dall'UNESCO" a Parigi,decidano sul proseguo d'indagine. Mitico nonno, amava la poesia, la musica, poesia e musica sarda, inclusi
i canti galluresi, la corsicana era la canzone preferita, come tanti suoi contemporanei viveva tempi di cambiamenti
epocali,il fascismo e la guerra poi, la guerra aveva aggiunto pericoli che lui non conosceva e che non era in grado
di neutralizzare, le mine, mine da fondo, a mezzo fondo e in superficie, apparivano improvvisamente, guidati da una
corrente misteriosa, attratte unicamente dalla sua barca ! IL mare e vivere dal mare è anche un'affanno, ma Boriccu
amava il mare, e quando la pesca era stata abbondante e ricca di "Pisci fino", faceva alzare la vela maestra, quella di
boma, e puntava al porto più bello del mondo, dove lui era nato, dove era nato suo padre, dove viveva, li a cagliari,
quel porto sicuro, attendevano i suoi banbini, il suo rientro era caratterizzato dai piccoli doni che egli usava acquista
re, o le sorelle che si occupavano della vendita del pescato, in quel mercato vecchio della marina, donavano,tipo frut
ta, zucchero cotto con le mandorle, quelle piccole cose che erano la felicità per i bimbi di un pescatore. Nonno era
buono, generoso, altruista, i pesci non venduti, venivano come usanza regalati al vicinato, maledetti frigoriferi ! Con
quella invenzione, ed altre ancora abbiamo inarridito il cuore, ieri la fame la si combatteva, oggi nello spreco noi ab
biamo dimenticato il vicinato, il nostro prossimo, come amarlo! Chi è, non conosciamo il nostro prossimo! Nonno
per quanto si possa pensare era un povero RICCO, d'animo, di cuore, di bimbi, quando morì, di una banale polmonite
zio Carlo aveva sette mesi, zio Antonio sette anni, zia Palmira dieci, Bonaria,che è mamma,sedici, zia Efisia diciot
to: Nonno aveva quarantaquattro anni. Non ho menzionato i due figli maschi, Giovanni e Francesco, perchè di loro
vorrò parlare o meglio scriveve più a lungo. Vivere appieno la vita, non sono stato capace io e la mia generazione, cre
sciuto con il disprezzo per le famiglie numerose. . . che idiozia! ABBIAMO ascoltato i cattivi consiglieri! Tutta l'Italia
volevavo il figlio unico, che bestialità, oggi scopro che per unico si dice in sardegna, il maiale, lo fai bello grasso, ed
figlio ? SE è UNICO e matto ! Ma il tempo è volato via più veloce di quanto credessi, così come quella vela bianca
spinta dalla tramontana, che sfrecciava nel golfo degli angeli, (per i detrattori non è un nome dato dalle agenzie tu
ristiche,(il golfo di Cagliari si chiama GOLFO DEGLI ANGELI), per raggiungere i bimbi che aspettavano babbo al
ritorno dal mare, dimenticavo nonna Maria compagna felice di nonno, lei fattrice di tanta gioia, veniva da DOLIANOVA
nonno l'aveva conosciuta il primo maggio, il giorno del nostro EFIX, quando tutta la sardegna rende omaggio al suo
santo patrono, con le sfilate delle draccas,o meglio carri trainati dai buoi, con tutti i costumi dell'isola. Fu amore a
prima vista, uno sguardo più intenso era una promessa d'amore eterno, non serviva parlare, in quel periodo per i giorni
di festa, si usava vestire il costume, nonno vestiva da pescatore,contrariamente all'usanza del gonnellino che sovrasta
i calzoni, quello dei pescatori era composto da due pantaloni, uno bianco che di intravvedeva, e quello nero,che ap
pena copriva le ginocchia,ne gambali,ne scarpe, i pescatori erano scalzi, indossavano il classico, beritta sarda,che
li distingueva dai pescatori liguri,siculi e da tutti i costumi rivieraschi italiani. Nonna nel suo costume di Dolianova,co
stume da contadina, quindi i due sapevano già l'appartenenza alla classe sociale, ma di questo credo che non se ne
siano curati, avviene spesso che il costume di contadina, sia in questa terra più bello di un abito da regina, e l'uomo
sardo si lascia colpire da tanta beltà, voglio ricordare che la mamma di tale Emilio, LUSSU di cognome, si era trova
ta in analoghe circostanze, quando GIUANNICCU,padre, la conobbe, amore contrastato perchè lei era di lignaggio
inferiore, ma la beltà di Emilio era prettamente materna ! L'educazione sicuramente come l'eroe nascie grazie al
padre ! Ritorno nel Golfo degli Angeli, quel primo maggio festa di .S.EFISIO, nonno, non abbandonò mai la dracca
di Dolianova, stregato dallo sguardo di nonna, la sera quando si fermarono per cenare, posti i carri a cerchio, accesi
i fuochi, messi i mailalini allo spiedo, si dava inizio al ballo. . .ballo! BALLO TONDO o meglio" ballu tundu", preso
coraggio a due mani fu nonna ad affiancare nonno, da allora non si sono lasciati mai, ora ballano felici per l'eternità
UNA VELA BIANCA testo di bore
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