IVO KALIVO
Era una notte lunga,interminabile.Dalla finestra socchiusa entravano leggere folate di vento che gonfiavano le tende di mussola bianca. Con la brezza tiepida mi sembrava di percepire profumi di primavera: teneri annunci di nuova vita, di dolce rinascita. Io, invece, mi sentivo morire! Altro che nuova vita, altro che rinascita, avevo appena incontrato un pezzo del mio passato, forse un pezzo di me stesso che oramai pensavo di non dover rivedere mai più. Il mio amico d’infanzia Ivo.Ivo kalivo era un pittore. Fin da bambino aveva manifestato una staordinaria vocazione per il disegno: gli riusciva tutto con una facilita’ disarmante. Non era mai passato per la fase degli scarabocchi, perche’ dalla sua matitina, uscivano gia’, case, alberi fiori, giardini."Bravo Ivo, che bei disegni" gli dicevano le suore della scuola materma, le signorine dell’asilo e poi tutte le maestre. Tutto ando’ bene fino all’adolescenza. Kalivo cominciava a sentirsi inquieto anche per quanto riguarda l’arte: le mie opere, pensava, devono avere valore, non perche’ assomigliano alla realta’, ma perchè rappresenteranno il mio mondo interiore. Kalivo entro’ cosi’ nell’avanguardia astrattista, ma piu’ cercava di semplificare il reale fino a raggiungerne l’astrazione dell’idea pura, piu’ gli uscivano immagini che sembravano cartoline di Natale. Continuava a ricevere tanti complimenti dagli amici e anche dai professori ma lui pensava: "Che schifo devo cambiar materiali." Uso’ le tecniche del frottage e del decollage, dell’assemblage, del puntinismo, del dripping, tela e pennello, manipolazioni materiche varie ma il risultato era sempre lo stesso: dalle sue mani uscivano ochette, alberelli, rose di tutti I tipi, fiori tulipani, nature morte. Niente che a lui piacesse veramente. Ai concorsi I suoi compagni di avanguardia cercando di imitare , anche se non lo amettevano, la natura, portavano scarabocchi indecifrabili. Lui invece si presentava con una perfetta rosa rossa dai riflessi quasi neri con una stilla di rugiada sul gambo che si poteva quasi bere. "Che schifo!" Compro’ allora chili di colore,si chiuse nel suo studio, appese una tela al muro e comincio’ a bombardare la tela colpendola con manciate di colore che attingeva da vari barattoli. Mentre lavorava si accalorava:" Si cosi’ cosi’ e’ cosi’ che trovero’ la mia strada!" Alla fine si sedette esausto ad ammirare la sua opera. Era l’autoritratto perfetto di Ivo Kalivo, ma uguale, niente di diverso. Il colore della giacca, un buchetto nei calzini, gli occhi spiritati, tutto era venuto perfetto, quasi una fotografia.
Ivo sempre piu’ imbestialito comincio’ a pestare le tele prima coi pugni, poi con gli scarponi da montagna intinti a casaccio nei vari colori. Niente da fare uscivano sempre ochette, candeline, passerottini, elementi decorativi e grechette accuratissime.
Qualche volta uscivano dei ritratti perfetti che sembravano quelli di Annigoni. Se si fossero trovati I clienti questi avrebbero sborsato qualsiasi cifra per averli, ma Kalivo ritirava dal mercato e distruggeva tutto. Purtroppo come molti grandi artisti anche Ivo ebbe un momento di sconforto. Usci’ si compro’ una rivoltella, torno’ nel suo studio si chiuse a chiave e si sparo’.I due poliziotti mandati a fare un primo sopralluogo si trovarono di fronte ad un quadro agghiacciante. Ivo Kalivo gicaeva con il cranio sfondato e la pistola impugnata sulla mano destra. Guarda cosa si deve vedere disse il primo poliziotto sono tutti esaltati questi artisti eppoi chi si crederanno di essere. Guarda quella crosta di fronte al cadavere, mi sai dire che cavolo rappresentera’? -Quale crosta?- Chiese a sua volta il secondo poliziotto. – quella strana macchia rossa in quella tela davanti al corpo del pittore morto. Così malgrado la primavera oggi mi sento più vecchio anch’io.
Ivo KALIVO IL PITTORE testo di annibale bertollo