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Ho incontrato soli,
passanti, frammenti di cielo tra i giorni,
ogni sorriso un vento straniero
che scalda il cuore e lo fa tremare.
Chiara, due luci intrecciate,
buona come il pane caldo al mattino,
che ti nota anche quando ti nascondi,
e ti fa sentire intero tra milioni di ombre.
Tammie, risa di pioggia e spezie,
sole che danza tra mani e pensieri,
accende i giorni spenti, li fa fiorire,
la gioia in lei è tempesta gentile,
senza chiedere, senza trattenere.
Klara, calma d’acqua dopo la tempesta,
ogni gesto un lago che ti accoglie,
ogni parola un riflesso che rialza l’anima,
e ti ricorda che essere visti
è già un miracolo in un mondo cieco.
Martin, vento d’autunno tra città e cielo,
ogni sorriso un ponte, ogni frase un’alba,
porta luce dove pensavo ci fosse solo nebbia,
fa correre i fiumi che sanno dare e mai trattenere.
Marcin, luce sottile e febbrile,
mi ha mostrato i fiori dove io vedevo cenere,
cigni e stagni sereni camminano nei suoi versi,
e io ho visto per la prima volta
il desiderio di essere chiara anch’io,
un sole fragile che osa brillare tra le ombre.
Li guardo e provo a imitare,
ogni gesto è un faro, ogni parola un riflesso.
Io, che porto il buio come pelle sottile,
cammino tra le loro ombre luminose,
sperando che un poco di quel calore
resti dentro di me, lento e vivo.
Vorrei essere sole senza spegnermi,
senza nascondere le crepe, senza ferire,
vorrei ridere come loro ridono,
sentire la luce senza sentirla lontana.
E un giorno, spero, sarò un sole anch’io,
non perfetto, non grande, non completo,
ma caldo, vivo, presente,
capace di far sentire l’altro visto e amato.
Non so se ci riuscirò.
Forse sono nata con la notte nelle ossa,
ma anche il buio, baciato dalla luce,
può fiorire, tremante, e ardere senza paura.
E fino ad allora, li tengo nel cuore,
i soli che ho incontrato,
a ricordarmi che la luce esiste
anche per chi cammina tra le ombre.
E quando li penso,
le scintille quotidiane che lasciano,
sorrido:
non ero fatta di sole,
ma del fuoco, umano.