Conchiglie

scritto da Testadolce
Scritto Ieri • Pubblicato 23 ore fa • Revisionato 23 ore fa
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Questo è un racconto autobiografico relativo ad un episodio della mia infanzia. Chiedo scusa per il ritardo nella pubblicazione (avrei dovuto farlo due ore fa ma incredibilmente l'avevo scordato che era stanotte quela in cui scadevano le 48 ore)
- Nota dell'autore Testadolce

Testo: Conchiglie
di Testadolce

Era l' estate dei miei undici anni e, con tutta la famiglia, mi trovavo nella solita località balneare, dove tutti gli anni, fino ai miei quattordici, abbiamo trascorso le vacanze nel mese d' agosto, anche se io avrei preferito la montagna.

Quel mattino stavo facendo una passeggiata sulla spiaggia perché il mare non era ancora abbastanza caldo per nuotarci dentro. A un certo punto una costruzione di sabbia attirò la mia attenzione. Non ho mai imparato a costruire un castello di sabbia ma all'epoca mi deliziavo a contemplare quelli fatti da altri quando ne trovavo. Dalla lontana non si capiva se fosse oppure no un castello.

Quando fui abbastanza vicina, vidi che era invece un fortino della guerra di secessione americana. Per l'esattezza, era uno dell'esercito confederato ; questo si capiva dalla bandierina che vi avevano lasciato. Ho scritto "vi avevano", anche se non vidi mai chi lo costruì, perché dubito fortemente che una simile opera fosse stata fatta da una singola persona . Il giorno prima l'avrei notato per forza, e in quel momento era troppo presto, al punto che l'acqua era ancora fredda... ne consegue che una persona sola non avrebbe fatto in tempo.

Mentre lo contemplavo, mi venne l'idea di decorarlo con delle conchiglie ; chissà perché chi l'aveva costruito non ci aveva pensato . Del resto, ho sempre avuto un buon senso estetico e, negli anni, è cambiato solo ciò che è oggetto di tale cosa (ad esempio, da piccolissima, potevo restare incantata a guardare una candela bruciare o i fiumiciattoli di pioggia scorrere).

Avevo così tanta fretta di finire l'opera d'arte, in fondo per me lo era, che non pensai neanche di tornare all'ombrellone per prendere un contenitore per le conchiglie e così poter fare meno "viaggi".

L'unica cosa su cui mi prendevo il giusto tempo era la fase di decorazione vera e propria: non volevo rischiare di causare il benché minimo danno alla struttura nel farlo. Non ricordo quanti andirivieni feci, ma devono per forza essere stati un bel po', visto che questo lo stimo a spanne , data l'età, perché non è che posso ricordare tutto in modo esatto ; al massimo avrò potuto portare quattro conchiglie per mano ogni volta.

Di ritorno dall'ennesimo "viaggio," rimasi sconvolta nel costatare che qualcuno aveva rubato tutte le conchiglie da me raccolte fino ad allora. Me ne misi in cerca, più ostinata di un segugio.

Non passò molto tempo che trovai una bambina, almeno credo che lo fosse, anche se aveva ancora quell'età in cui non si riesce a determinarne il sesso, giocare con un bel po' di conchiglie: la maggior parte le teneva in un bicchiere di plastica e solo alcune fuori per giocarci.

Capii subito che erano mie perché una conchiglia in particolare l'avrei riconosciuta tra mille altre. Naturalmente, mi arrabbiai molto con lei e reclamai a gran voce e con validi argomenti ciò che era mio! Sua madre mi diede ragione sul fatto che doveva restituirmi tutto. Solo che sua madre era anche vittima di un equivoco che io mi guardai bene dal chiarire, poiché mi tornava comodo: credeva che il fortino l'avessi costruito io!

Non feci niente alla bimba dal punto di vista fisico, non sono mai stata un tipo manesco, sia chiaro. Mentre me ne andavo con quel bicchiere di plastica colmo dei miei gioiellini, sentii la bimba piangere, dapprima in modo normale , poi a dirotto, e la madre cercare di consolarla. Non le avevo fatto niente e mi ero solo ripresa ciò che era mio ; questo fu il mio primo pensiero nell'immediato e provai anche trionfo e senso di giustizia perché la ladra si puniva da sola ed io avevo ripreso il maltolto.

Capii ben presto però che quelli erano pensieri ed emozioni cattive da parte mia! Ciò che risvegliò in pieno la mia coscienza, mentre mi allontanavo nonostante lei piangesse a dirotto, fu ciò che ricordai.

A un tratto ripensai a tutte le volte, da quando avevo memoria e fino a quel giorno, in cui ero stata io a piangere a dirotto sia quelle in cui ero stata consolata sia quelle in cui nessuno mi consolò. Ricordai anche i motivi per cui avevo pianto. Allora mi fermai di scatto, oppressa dal senso di colpa per averla fatta piangere! Non c'era scusante per una simile crudeltà! Mi sentii un verme.

Tornai dalla bimba e le ridiedi tutto quanto, dicendole che avevo cambiato idea ed erano un regalo. Mi scusai sentitamente con lei più volte e feci del mio meglio per consolarla. A un certo punto, sua madre le disse di ringraziarmi, ma io non sentivo di meritarlo, anzi! Così me ne andai ; se fosse stata anche costretta a ringraziarmi, sarebbe stato troppo, determinata a ricominciare la ricerca da capo . Non avevo rinunciato. Quel giorno misi in atto sia l'azione più crudele sia quella più buona che ricordo di quell' estate .

Quando tornai al fortino, ebbi un duro colpo: qualcuno l'aveva completamente distrutto. Non seppi mai chi fosse stato. Capii allora, come so per certo ancora adesso, che non si era trattato di un caso: il fortino era stato distrutto come punizione per tutto il dolore che avevo arrecato a quella povera creatura. 

Conchiglie testo di Testadolce
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