IL NUOVO PROFETA

scritto da ciommo82
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Autore del testo ciommo82

Testo: IL NUOVO PROFETA
di ciommo82

Quella notte la baldoria durò per ore e ore senza soluzione di continuità. Noi della rocchia ci riunimmo in occasione di un concerto rock, proprio come ai tempi delle superiori. Passammo le prime tre ore della serata a cantare i vecchi successi della nostra tardo adolescenza e a lanciarci nel pogo più sfrenato. Alla fine del concerto, come succedeva sempre qualche anno prima, ci buttammo in un giro dei locali della città che non finiva più.
Io e Il Riccio, gli unici che provenivano dalla provincia, eravamo ospiti a casa di Milord.
Era già spuntata l’alba quando, barcollanti e sprizzanti goccioline d’alcool da tutti i pori, arrancavamo tenendoci aggrappati alla ringhiera del suo palazzo antico senza ascensore, per arrivare fin sopra al tanto agognato sesto piano dove si trovava il suo appartamento.
Giusto il tempo di farci un paio d’ore di sonno che nella camera dove dormivamo noi tre irruppe la mamma di Milord. Alzò le persiane e fece entrare la luce del sole. Cominciò a battere le mani e a far un casino della malora, parlando ad alta voce ci ordinò di alzarci. Fra pochi minuti sarebbe arrivata la donna delle pulizie per mettere in ordine la stanza. All’inizio tenemmo duro tentando di ignorare il frastuono, ma poi alla fine l’ebbe vinta lei.
Smadonnando sottovoce per non essere scortesi, ci alzammo dai nostri lettini. Di sicuro, al posto di quel supplizio, avremmo preferito un paletto di frassino conficcato nel cuore.
Eravamo tre zombi. Camminammo lungo il corridoio con gli occhi ancora chiusi.
La padrona di casa ci fece trovare sulla tavola della cucina, latte, biscotti e una moka fumante piena di caffé. Ignorammo tutti il latte e i biscotti e ci riempimmo le tazze con il solo caffé nero.
- Adesso andate via- concluse la signora alla fine della colazione.
Non eravamo saliti da manco tre ore e già ci trovavamo a scendere le scale. Fu una lenta processione verso il basso. Procedevamo a rallentatore.
Una volta scesi in strada, io e Riccio decidemmo di far dietro front e tornarcene a casuccia nostra.
- E mi lasciate così da solo come un cane?- si rammaricò Milord,
- Si- rispondemmo noi indisposti a fare qualsiasi atto di carità. Lo salutammo in fretta e in furia e ci incamminammo verso la stazione.
Giungemmo giusto in tempo per prendere il treno che ci avrebbe riportati al nostro paesello.
Nei vagoni i seggiolini erano di plastica rigida e ci costringevano a star seduti in modo composto, inoltre il mezzo preso nella sua corsa a tappe ci sballottolava a destra e a sinistra tanto che non potemmo schiacciare neanche un pisolino intermedio (adesso posso anche dire per fortuna, perché se ci fossimo addormentati saremmo arrivati fino al capolinea e saremmo stati costretti a prendere ancora un altro treno per tornare alla nostra fermata).
Arrivati a destinazione tirammo un lungo sospiro. Dovevamo percorre ancora un chilometro di strada a piedi per poterci buttare sui nostri beneamati letti.
Riprendemmo a marciare in silenzio. Eravamo troppo fiacchi per intraprendere qualsiasi tipo di conversazione. Il guaio di quando cammini smaltendo i postumi di una sbronza è che ti prende la scimmia che la strada che stai percorrendo non debba finire mai. Stavamo procedendo da appena due minuti, ma sembrava che fossero passate delle ore.
Ad un certo punto Riccio mi prese per un braccio ed io mi fermai all’istante. Eravamo sul marciapiede, ma un SUV si fermò davanti a noi bloccandoci il passaggio. Guardai il macchinone coi vetri fumè e attesi che si aprissero le portiere. Volevo vedere chi era lo stupido che in piena crisi energetica aveva speso soldi per comprarsi un’automobile che consumava così tanta benzina.
La portiera del lato del passeggero, quella proprio di fronte a noi, si aprì e scese lei. Finalmente ci trovavamo faccia a faccia con lei.
Lei era la stellina del paese. Aveva partecipato all’ultimo reality sciò ed aveva riscosso un discreto successo. Tutto il paese ne parlava. Anche noi della banda ne avevamo parlato. Non è che fossimo suoi funs, né guardavamo quelle robe alla tv, ma quando nei telegiornali ti danno notizie su sti stronzi che vengono pagati per chiudersi in una casa per mesi interi e far coglionate davanti alle telecamere, prima o poi capita sempre che qualcuno, arrivati ad un certo momento, se ne esce dicendo:- Avete visto cosa ha fatto quella?- Così, vuoi o non vuoi, perdi parte della serata a parlare di quella.
La televisione e le foto sui giornali non mentivano, era molto carina anche da vicino. Si scostò dagli occhi gli occhiali di marca con la montatura dorata e ci squadrò da capo a piedi. Fissò i nostri capelli lunghi e stopposi, le nostre barbe i nostri vestiti sdruciti e stropicciati, le nostre scarpette sporche di fango. Ebbe una reazione di repulsione. Eravamo conciati male in quel momento, ma d’altronde non eravamo mai stati attenti al nostro look.
Mi venne in mente l’ultima notizia sul suo conto che aveva fatto tanto scalpore alla tele. Lei aveva messo all’asta la sua verginità. La guardai bene anche io e mi vennero forti dubbi che una gnocca del genere poteva avercela ancora intatta. Beh tutto è possibile nella vita, no? Comunque provai per lei una gran pena. A cosa si deve ridurre una persona per continuare ad aver successo. Il fatto è che quando vuoi far televisione senza saper fare niente diventi carne da macello. Non sei più padrone di neanche della tua anima. Ti sfruttano fino a quando puoi essere utile e poi ti buttano via come uno straccio quando la tua presenza non riscuote più ascolti, tanto di tipi come te se ne trovano a migliaia. Ecco che tu per prolungare la tua agonia devi inventarti cose che normalmente ti farebbero vomitare. Comunque contenta lei!
Si affiancò a lei un tipo tutto tirato e laccato, abbronzato (eravamo a novembre) e vestito tutto attillato. Ci guardo leggermente in cagnesco. Forse era il suo fidanzato, quello nella vita reale dico, oppure quello che si era comprato la sua verginità o magari era una guardia del corpo pagata per pestare gli ammiratori più molesti. In quest’ultimo caso pensai che in breve sarebbe stato disoccupato.
-Oh ce ne andiamo?- Riccio mi tirò di nuovo per la manica del giubbotto di jeans.
Riattaccammo a camminare a testa bassa, non per l’imbarazzo, ma per dribblare le merde di cane che ci si paravano davanti ai piedi.
Finalmente fummo davanti al cancello del nostro parco. Si perché io e Riccio abitiamo nello stesso parco, ma in scale diverse.
- Scusate ragazzi- ci trattenne ancora sul marciapiede una voce. Ci voltammo entrambi a guardare questa ragazzina di non più di diciotto anni che portava in dosso una maglietta con l’effige che sta sulla copertina di “Smash” degli Off Springs. Quello è stato una delle colonne sonore della mia adolescenza. E’ stato l’album autoprodotto che ha detenuto il record di vendite, più di quattro milioni di copie in tutto il mondo. Ho consumato il nastro della cassetta a furia di sentirla. Poi da “Americana” in poi quei cari ragazzi di Los Angeles sono riusciti a fare solo canzoni di merda. Anche loro hanno venduto l’anima al diavolo.
- Conoscete Marco Saragozza per caso?- ci chiese.
- Sono io- le risposi.
Le mi allungò la mano ed io gliela strinsi delicatamente. Avevo paura di frantumargliela per quanto era esile.
- Marco ho avuto modo di leggere i tuoi scritti e devo dire che sono davvero eccezionali- iniziò
- Così mi fai arrossire- le dissi sinceramente lusingato.
Lei mi sorrise in modo bambinesco. Con un movimento della testa fece volar via la frangia che le scendeva davanti agli occhi.
- Faccio parte dell’associazione Humus. Siamo un gruppo di giovani che ha come obiettivo di sensibilizzare la gente contro il pericolo che si cela dietro l’attuale bombardamento mediatico attraverso il quale il sistema ci vuole tutti omologati e conformi a stili di vita che escludono il libero pensiero e sopprimono la nostra capacità di porre domande, distogliendo la nostra attenzione nei riguardi dei problemi reali che affliggono la nostra società, dirottandola su tematiche del tutto insulse e irrisorie proponendoci solo programmi di basso target e pessima qualità, dove il senso dell’arte e della capacità d’espressione sono del tutto messi al bando…-
“Mio Dio mica vorrà fare la predica proprio a me” pensai mentre seguitavo ad ascoltare la sua omelia annuendo di tanto in tanto in segno di comprensione.
- Abbiamo già organizzato tante iniziative in passato. Adesso vorremmo dar vita ad una serie di serate letterarie, dove autori di un certo tipo avranno la possibilità di leggere in pubblico le loro opere e potranno spiegare ai presenti le loro esperienze. Per la prima serata ho pensato a te. Gli altri membri del direttivo hanno letto anch’essi ciò che tu hai scritto e ne sono rimasti tutti entusiasti. Ti giudichiamo un nuovo profeta. Ti prego diventa la nostra voce. Dacci una mano-
- Ok- risposi io, ma più che altro per porre fine alla conversazione. Al momento tutto ciò che volevo era chiudermi nella mia stanza e dormire per dieci ore senza essere disturbato da nessuno.
- Sei davvero mitico- esultò la ragazza tutta contenta.
Ci scambiammo i nostri recapiti telefonici. Le mi salutò baciandomi su una guancia.
- Ed ecco a voi il profeta della Street Generation!- mi fece il verso Riccio una volta che fummo di nuovo soli.
- Di’ la verità, sei geloso- ribattei a tono. Lui rise.
- Ti dico io qual è la verità. Hai detto si perché ti piace il culo della ragazzina- mi sgamò.
- Può darsi, ma forse davvero posso essere un nuovo profeta della scrittura- risposi,
- Ehi profeta, se per caso vai in eremitaggio nel deserto, portami un paio di peyote, così mi diverto anch’io- mi fece.
Ridendo e scherzando ancora, prima di lasciarci, ci salutammo con la nostra solita serie di strette di mano che inventammo quando eravamo bambini. In fondo in fondo non siamo mai cresciuti realmente.
IL NUOVO PROFETA testo di ciommo82
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