Il signor Cappello

scritto da Mrs Blake
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Autore del testo Mrs Blake

Testo: Il signor Cappello
di Mrs Blake

Ogni mattina lo osservavo dalla finestra di casa mia. Ci alzavamo entrambi poco dopo il sorgere del sole in estate, fiduciosi nella giornata a venire e certi che solo un buon caffè ci avrebbe donato l’energia necessaria per affrontare un nuovo giorno.
Il signor Cappello ed io condividevamo assieme questi silenziosi attimi di tempo, dono del sonno del mondo ed anche di quello degli uomini. Lo vedevo concentrato davanti ad una finestra, forse della cucina, mentre attendeva che la caffettiera iniziasse ad emettere il fischio del risveglio mattutino, strettamente correlato ad un inebriante profumo. Poi, versatone il contenuto in una tazza, il signor Cappello non si allontanava dalla finestra, no. Posava entrambi i gomiti sul balcone interno, quasi in adorazione, a voler condividere con chiunque (forse anche con me) quell’attimo di magia. Io ne ero orgogliosa.
Mi era capitato più volte di incontrarlo sulla strada di casa mia, sorriso sulle labbra e cappello sulla testa (da cui il nome con cui gli avevo dato il battesimo). “Buongiorno, signorina”, si era limitato a dirmi costui. “Buongiorno a Lei”, la mia risposta buttata di getto a quell’omino comparsomi davanti. Null’altro.
Ogni volta che ci incontravamo queste erano le uniche parole che ci scambiavamo che, sebbene dettate dal formalismo imposto dall’educazione insegnataci tra i banchi di scuola e benché fossero sempre accompagnate da un ampio sorriso, poco dicevano di noi, delle nostre abitudini, delle nostre vite, dei nostri successi, dei nostri dolori.
Credo che il signor Cappello non fosse molto più alto del metro e mezzo, forse usava proprio il suo cappello per apparire più slanciato. Portava sulla testa in ogni stagione il medesimo copricapo, del colore delle giornate d’autunno nella Londra vittoriana, dove ogni nota di vita si confondeva e si perdeva tra le tonalità del grigio, del verde e del fumo industriale. Usciva di casa sempre da solo il signor Cappello, forse abbandonato da una moglie per lui troppo loquace, forse rimasto vedovo quando ancora i suoi denti erano numerosi. Sempre solo.
“Buongiorno signorina”, “Buongiorno a Lei”. Questi i nostri interscambi fino a quel giorno.
Quando vidi la sua sagoma immobile al lato della strada non capii subito cosa fosse successo. Attorno a lui si erano disposte in modo confuso molte persone, notai il mio dottore, un uomo che credo abitasse nella casa di fronte alla mia, una signora di non più giovane età cui tremavano le mani in maniera visibile. Il signor Cappello se ne stava seduto ai loro piedi, gli occhi aperti e il respiro appena percepibile. Mi avvicinai a lui con titubanza, mai ero riuscita ad avvicinarmi al dolore con passo spedito. Nel frattempo il dottore dava istruzioni tramite il suo telefono ad una remota centrale operativa, “Se non venite subito, come facciamo?”, le parole di stizza gettate a chi stava dall’altra parte del mondo. L’uomo e la donna si scambiavano altresì parole di conforto, “Stia tranquilla, vedrà che si riprende…”, diceva l’uomo dando le spalle al povero Cappello.
Era ancora una volta solo. Avrei potuto chiedergli se dovevo avvisare qualcuno, ma non lo feci. Forse intimamente convinta che lui sarebbe stato costretto a confessare, con la risposta ad una simile domanda, che no, lui non aveva nessuno che si sarebbe preoccupato per lui.
Così mi avvicinai a tal punto da costringerlo ad alzare lo sguardo che teneva fisso a terra, portando i miei piedi nel punto esatto dove egli aveva riposto i suoi occhi. Che si rasserenarono appena mi videro. Ero lì solo per lui. Per il signor Cappello. “Buongiorno signorina”, le parole con cui mi volle salutare anche quel giorno.

Il signor Cappello testo di Mrs Blake
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