Albero di natale

scritto da Ale78
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
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Autore del testo Ale78

Testo: Albero di natale
di Ale78

L'albero di natale.
Finalmente il giorno era arrivato.
8 dicembre, giorno in cui iniziavano i preparativi.
Era il giorno in cui il Natale portava Tad ad andare nella foresta, dove avrebbe scelto l'albero di Natale.
Tagliato con cura, magari ringraziando in preghiera, imbragato e portato a casa giusto in tempo per un brandy e una partita a carte.
Non chiedeva altro il buon vecchio Tad.
Pedanti i suoi figli lo avrebbero atteso, ben vestiti coi suoi soldi, automuniti di rango e famiglie lussuose con nipoti odiosi compresi.
Gli avrebbero leccato il culo come sempre attorno al camino gigantesco, nella spropositata sala da pranzo abbigliata per natale.
Tre lupi attorno alla preda, già, tre lupacchiotti simpatici e carezzevoli, ma con un arsenale in bocca niente male. Tad aveva lasciato il controllo delle sue segherie a questi tre lupi.
Aveva tagliato il suo primo albero più di settant'anni fà. L'ultimo invece ce l'avrebbe avuto in mano a breve, ma non lo sapeva ancora.
Tad era vestito di tutto punto, come un perfetto boscaiolo canadese.
Percorreva i suoi sentieri, ormai segnati come solchi in anni di escursioni, di battute di caccia, e di ricerca per il miglior albero di natale.
Quel primo pomeriggio dell 8 di dicembre l'arietta era fresca ma gradevole. Un leggero vento scuoteva gli alberi facendo cadere mucchi di neve dai rami esausti.
Era l'unico rumore che avvertivano le sue orecchie avezze a bugie, affari loschi, ricapitalizzazioni, mazzette e speculazioni.
Egli non sapeva che altri rumori ardevano di essere scoperti da lui.
Una lieve e gentile radura gli mostrò infine l'albero perfetto: un abete alto tre metri, dritto, frondoso, simmetrico.
Gli piaque e si mise all'opera.
Improvviso e inaspettato il tempo passò veloce.
Mentre tagliava infatti, non si rese conto che le ombre tra gli alberi divenivano rapidamente confuse.
Il buio, nero come petrolio macchiava infatti il candore funereo della foresta innevata.
Tad riportato alla realtà, si affrettò a imbragare l'albero e a trascinarselo dietro fino a casa dove l'aspettavano del brandy e una partita a carte.
Un paio di venti minuti e sarebbe stato di ritorno. Camminò a passo svelto tra radici conosciute.
Riconobbe alberi come se fossero vecchi amici e prestando attenzione andò avanti passo dopo passo.
Quel pomeriggio però il suo Destino era stato scritto da qualcun altro.
Non credette alle sue orecchie, quando un frastuono di rami spezzati dietro di lui gli rivelarono con un tuffo al cuore di non essere del tutto solo.
Si raccontavano storie su questi boschi infiniti.
Storie che lui stesso raccontava ai suoi figli nelle rare serate in famiglia.
Narrava spesso del Windingo.
Un cacciatore affamato di carne umana con sembianze atroci.
C'è chi aveva visto un uomo con la testa di cervo, o chi lo aveva visto come un gigantesco essere con tronchi al posto di gambe e sembianze umane in una cassa toracica esposta abitata da vermi e carcasse in decomposizione.
Tad si voltò, pieno di queste visioni mentre il suo cuore faceva le capriole per restare nel suo petto. Ciò che vide, non potè raccontarlo a nessuno.
Un essere traballante con quelli che parevano trampoli di legno al posto delle gambe e dei rami smorti come braccia. Era a trenta metri da lui, ma veloce ed agile schivava alberi o li buttava giù, arrivando infine a pochi passi da Tad che nel frattempo era crollato in ginocchio.
L'essere si chinò cigolando su di lui.
La testa mostrava una fila di denti aguzzi come spine d'acacia e due occhi neri vuoti come quelli di uno squalo.
Emise un grugnito atroce come un cinghiale sgozzato e con un ramo afferrò l'albero tagliato da Tad trascinandolo indietro un passo alla volta.
La fissità dello sguardo della creatura
esprimeva prudenza e circospezione, quasi paura. Tad cominciò a pensare che forse avrebbe potuto raccontare questa storia, a casa, davanti al camino, con un bicchiere di brandy e le carte apparecchiate, ma era solo un illusione.
La foresta aveva preparato per bene il suo destino. E il Destino venne: venne vestito con un drappo nero, un lupo solo, niente di più rabbioso e pericoloso correva in quelle foreste.
Un lupo che gli si mise davanti con le zampe che parevano quelle di un orso.
Le unghie affondate nella neve, le zanne candide esposte da una bocca fetida che sapeva di carne marcia, tra rimasugli di scoiattoli uccisi e divorati giorni prima. Puzzava come la Morte. Il vello nero pareva quello della Cernitrice delle leggende popolari nordeuropee, ma non aveva la falce.
Qui la Morte era un Lupo.
Gli fù addosso in un attimo.
Nel buio, dietro le urla gorgoglianti e soffocate di un uomo con la gola stretta tra le fauci schiumose di un lupo, la creatura chiamata dagli indiani Windingo, attendeva con un rivolo di bava nerastra che gli colava dalla bocca inespressiva che il lupo finisse il suo pasto, per poter approfittare poi, con calma di qualche brano di carne, ossa, e magari della testa con la quale Egli amava particolarmente addobbare i suoi alberi, per un Natale rispettoso delle tradizioni.
Albero di natale testo di Ale78
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