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Striscia di Gaza: Palestina. Terra di nessuno. Il popolo palestinese vive in condizioni di vita DISUMANE. Non ti uccide il cadere delle bombe il vivere giorno dopo giorno. Striscia di Gaza: galera senza sbarre, prigione a cielo aperto dove non esistono diritti umani, non esiste umanità, non esistono più persone ma bestie da macellare. Lungo la Striscia di Gaza si continua a morire, lungo la Striscia di Gaza si continua a sopravvivere.
Mi chiamo Yusef. Sono nato come bambino palestinese. Sono nato nel lato sbagliato di un lembo di terra. Il mio nome è scritto nella polvere di questa guerra e soffiato via dal vento. Il mio nome è dimenticato dalla storia. Da chi gira la testa dall’altra parte.
“Mi lavo, mangio, dormo. Mi lavo, mangio, dormo. Mi lavo, mangio, dormo”, e tutto ciò che sono nel girotondo dei giorni. Raccolgo lacrime di mare per lavare via la polvere. Incollo molliche per avere un pezzo di pane da mangiare. Mi raccolgo tra le macerie dell’anima martoriata nella paura di addormentarmi.
Sopravvivo. Nella terra dove scorrono latte rancido e miele amaro. I figli di Giuda mi hanno strappato via l’infanzia a morsi. Gioco con pensieri più adulti di me. Faccio fischietti con in bossoli. Gioco a nascondino tra le ferite di casa mia. Stringo abbracci a bambole di pezza mutilate. Sorrido agli uomini in divisa tra il filo spinato.
Non sogno mai! I sogni costano troppo. Ho due occhi, una bocca, due braccia e gambe ma non sono un bambino. Pedone sacrificale di un gioco al massacro, pulizia etnica. Sono un danno collaterale. L’offerta - piccolo ventre dimagrato - sull’altare dell’odio e del potere.
Sono diventato la morte in strisce di ingiustizie, di confini murati dal fanatismo politicoreligioso. Nelle stelle cadenti che bruciano case, ospedali e vite. Nelle braccia di mio padre che scavano il mio corpo. Negli occhi pianti di mia madre. Nel mio nome che ho lasciato nel sangue.
Sono nato morte. Sono nato morte, nel girone infernale dei violenti senza aver mai commesso peccato. Sono nato morte, nell’assenza dei miei diritti.