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In questi ultimi giorni di clima estivo sono sdraiata sulla spiaggia, ancora sulla pelle il caldo del sole e alle spalle i muri alti, stretti e colorati dei palazzi liguri.
Da una finestra all’ altra si tendono le corde per stendere i panni.
Mi ritorna in mente un quadro d’arte contemporanea, chiedo venia all’ autrice di cui non ricordo il nome, ritraente una donna che stende un lenzuolo bianco, su una corda tesa nel vuoto. I colori sono freddi, le sfumature nei toni del blu, m'infondono un vago senso di solitudine.
Il soggetto è insolito e potrebbe sembrare banale, visto il gesto di vita quotidiana, ma non lo è affatto.
La protagonista è nascosta da un tessuto svolazzante, appaiono solo le gambe, dal polpaccio in giù. La pelle è abbronzata, i muscoli sono in rilievo, le caviglie sottili, indossa scarpe nere, col tacco. L’ incrocio dei piedi sembra accennare ad un passo di danza. Ho l’impressione che si fosse preparata per uscire, per un appuntamento o per un impegno e poi abbia cambiato idea, e si sia dedicata alle faccende domestiche.
C’è un forte vento, la stoffa ondeggia all’ aria e sembra avvilupparsi sulla donna, come se volesse vestire un corpo nudo. Le mani si affrettano con le mollette, forse teme che possa volare via.
Chi c’è dietro quel lenzuolo?
Una figura femminile che compie un gesto ordinario, in un paesaggio spoglio, è presente solo la protagonista e il panno steso. All’orizzonte si scorge il profilo tondeggiante della terra. Verrebbe voglia di dirle: non indietreggiare troppo, c'è il baratro!
No, mi sbaglio, c’è anche un’ombra enorme che il sole proietta sul terreno, mi pare un grande uccello nero, con lunghe zampe scheletriche.
Inevitabilmente penso a come sia facile cancellare una donna, nascondere la sua presenza dietro qualcosa o qualcuno, sempre.
Fa paura una donna che sta davanti?
Forse l’artista voleva proprio raccontare questo suo sentire. Ha dipinto come le donne debbano affrontare un mondo che le teme e le vorrebbe perennemente un passo indietro, invisibili.