Le tufare di Nocera e Domenico Rea

scritto da giuliocaso
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di giuliocaso
gi
Autore del testo giuliocaso

Testo: Le tufare di Nocera e Domenico Rea
di giuliocaso

Nel periodo bellico, e specialmente nell’anno 1943, gran parte della popolazione di Nocera Inferiore trovò rifugio dai bombardamenti rifugiandosi nelle tufare. Vivere in questi oscuri antri non doveva essere affatto facile; così ne parla Domenico Rea nei suoi Racconti (Ed. Mondadori 1953) – ... Anche noi ci incamminammo in fila indiana verso il fondo del Purgatorio (tufare n.d.r.). Chi veniva in senso inverso, doveva aspettare che passasse la nostra colonna e poi continuare. C’erano a grandi profondità alcune lanterne ad olio che scoprivano debolmente una sorta di paesaggio fatto di valli e colline, coperte letteralmente di gente. Dovevano essere un quarantamila persone (il numero è probabilmente esagerato perché rappresenta la totalità della popolazione di Nocera dell’epoca n.d.r.). Poi il Purgatorio camminava ancora, voltava, girava, si perdeva alla vista. Era come se Nofi (acronimo con cui Rea indicava Nocera n.r.d.) fosse capovolta e si ritrovasse in piccolo tutto il suo paesaggio di vicoli, abitanti, colli e valli.
... Noi trovammo posto sull’orlo del pozzo (pozzo di aerazione e di collegamento con i siti di estrazione del tufo; potrebbe essere proprio quello recentemente crollato n.r.d.), dove c’era anche il beneficio di una lanterna segnale. Si sguazzava nella sporcizia e l’aria sembrava una cosa spessa, sporca, che dava allo stomaco e intontiva. Le poche provviste s’infettarono di quel sapore immondo, che era anche cattivo odore. Mio padre, seduto sul ciglio non ce la faceva a respirare. ...Io e mio cognato.. ci accorgemmo della scomparsa di papà. ... fummo costretti a uscire... Vedemmo un piccolo aeroplano sbucare da dietro la verde collina di Chivoli con la leggerezza di un uccello. Subito dopo sganciò un paio di patacche nel tentativo di far fuori uno sperduto motociclista tedesco, e mise invece fuori servizio un altro paio di case . ... Verso sera ridiscendemmo nella tufara. La gente dormiva a branchi. Ogni branco era una famiglia. Solo i vecchi stavano svegli, magri, bianchi e sudati come candele.
Le tufare rappresentano dunque, secondo me, un pezzo importante della nostra storia; spero che un giorno venga riaperta la loro parte più sicura per ricerche di reperti storici e per organizzare escursioni turistiche nella Nocera Sotterranea.
Le tufare di Nocera e Domenico Rea testo di giuliocaso
0