Quanta esistenza trascorre dinanzi agli occhi incastonati e vitrei, agli sguardi compulsivi, acquosi, smarriti quante genti s’infittiscono nella grammatura della memoria corrosa dalle amnesie e depauperata dallo scalpiccio frenetico delle falcate sghembe dei periodi una cadenza gretta e aritmica: come la mutevole fattezza d’una nuvola lesta, ma altresì irripetibile
funambolica: sospesa su filaccia immaginaria al di sopra della realtà artefatta e senza rete di protezione
materna: gestante di prodromi figli già orfani d’intenti
trapassata: in cui dissolvono dai banchi di nebbia squarci anestetici di mera consapevolezza.
Mezzo tono di colore stinto, rappreso, divenuto tanto volubile dal profumo di un sorriso quanto intimo dalla sua inconfessata genesi è ciò che mi resta, e forse domani neanch’esso.
Abbi pietà di me! e quando non ti riconoscerò più … ti prego … uccidimi. Buonanotte
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