Il racconto della prima vera guerra mondiale dell'umanità... Krapina.
Il racconto di quella battaglia, che è certamente stata la prima vera battaglia dell'umanità, in cui non si decise solo il destino di un popolo o di una nazione, ma se l'umanità dovesse o meno essere Sapiens, che poi i Sapiens se la siano meritata, o sia stato soltanto un colpo di fortuna, ai posteri l'ardua sentenza, personalmente ho la sensazione che la nostra razza Sapiens-Sapiens, abbia avuto dalla sua una fortuna sfacciata...ma si sa, la natura non guarda in faccia a nessuno è la più indifferente tra le cose del creato, la natura è egoismo puro!
Mi è stato possibile ricostruirla grazie ai ritrovamenti fatti da altri. I resti dei 500 Neanderthaliani ritrovati, (stranamente sono assenti i resti degli uomini delle terre calde) e si tratta solo di quelli rimasti dopo migliaia di anni, fa pensare che si trattasse veramente di una enorme coalizione di tribù, soprattutto insolita per i Neanderthaliani che, come si è accertato, vivevano da centinaia di migliaia di anni in ridotti gruppi famigliari.
Essa ha tutta l'aria, perciò, di essere stata l'estrema alleanza con la quale tentarono di porre un freno all'avanzata degli uomini delle terre calde, certamente più organizzati e meglio armati di loro. (la loro società prevedeva la mescolanza e quindi una prima parvenza sociale con caratteristiche pre-nazionali)
A Krapina, una località dell'attuale Croazia settentrionale, vi fu il crollo dell'antichissima civiltà Musteriana.
Oramai qualcosa era cambiato in maniera irreversibile nello scenario d'Europa. A cominciare dal Sole, che un tempo si faceva vedere solo raramente, e quando questo avveniva rendeva gli uomini felici, improvvisamente cominciò a risplendere alto nel cielo.
Agli occhi stupefatti dei Musteriani il gelido mostro del freddo si dileguava, la vita risorgeva e tutto diveniva più facile.
Tutta la Terra (conosciuta), per quanto l'occhio umano potesse spaziare, si comportava in modo imprevisto. Fenomeni inspiegabili mai verificatisi si annunciavano sempre con maggior frequenza. Quel mondo non era più lo stesso dei padri, dei vecchi Musteriani, qualche cosa stava mutando.
I ghiacciai, da sempre immobili, si scioglievano a quel Dio adirato che li disgregava sempre di più.
Cosa gli avevano fatto gli uomini perché egli ponesse in atto contro di loro la vendetta più aspra che ogni tribù fosse in grado di ricordare?
Le leggende di allora tramandano un oscuro senso di colpa. Pare che gli uomini di quel tempo si sentissero colpevoli di un abuso dell'arte magica usata per risolvere l'infinità di problemi da sempre esistenti.
Comunque i ghiacciai si scioglievano come il grasso di alce sul fuoco e la terra diveniva sempre più una palude di fango e di melma.
Gli animali abbandonavano le vallate, per salire verso zone più alte, nelle valli rimanevano gli animali più piccoli e più difficili da cacciare, il cibo diveniva sempre più scarso e la caccia sempre più difficile.
Il popolo Musteriano era atterrito di fronte a quei fenomeni mai verificati.
Tra le altre preoccupazione c'erano gli uomini delle terre calde che avevano preso ad aggirarsi liberamente per le vallate, trasformandosi lentamente in uomini feroci che rappresentavano un pericolo sempre crescente.
Il popolo Musteriano, non era come ce lo possiamo rappresentare oggi. Erano una serie infinita di piccole tribù molto spesso in lotta tra di loro, ma questo era normale se si voleva sopravvivere.
In tanti secoli i Musteriani non avevano mai acquisito la conoscenza della loro unità di lingua, di razza o di religione. Essi si immaginavano che tutto ciò che esisteva, dovesse essere fatto di gente come loro.
Ma quando erano apparsi all'orizzonte uomini diversi, prima amici e poi nemici, questa convinzione era venuta meno.
Dovette essere quel contrasto e il confronto con i Sapiens a fornir loro l'idea dei propri limiti e della propria entità.
Questi uomini nuovi, la cui invasione si faceva più massiccia ogni giorno, dovettero sembrare alti ed allampanati di fronte ai bassi e tarchiati Musteriani. Facevano un gran chiasso dappertutto e parlavano urlando, ma soprattutto erano rapaci e feroci.
Fisicamente erano deboli in confronto a loro, non sapevano resistere al freddo senza pesanti abiti, ma erano molto superbi e sempre avidi e pronti alla lotta.
Era iniziato tutto come una cosa di poco conto, ma a poco a poco il loro numero era aumentato. Erano abilissimi cacciatori senza scrupoli, più abili dei Neanderthaliani, e cacciavano in gruppi numerosi, impoverendo la scarsa selvaggina rimasta. Tra l'altro si contendevano le caverne dei Musteriani, i quali avevano sempre la peggio e sovente finivano dentro lo stomaco degli insaziabili uomini delle terre calde, solo qualche donna aveva una sorte diversa e possiamo immaginarne il perché.
Infatti è probabile, che gli invasori, il più delle volte, trovassero le donne sole nelle caverne, mentre i loro uomini erano lontano, uccidevano bimbi e vecchi tenendo con loro solamente le donne, e al ritorno dei cacciatori Musteriani dovevano stare molto attenti per non finire su uno spiedo di osso.
Ma ora era il caso di porvi rimedio. Il pericolo univa le tribù, un tempo divise, in uno sforzo supremo di sopravvivenza. Per la prima volta nella loro storia millenaria, i Musteriani si erano trovati in tanti nel tentativo di arginare l'avanzata nemica nelle terre che loro spettavano di diritto.
Avevano risposto al raduno anche le donne e i ragazzi più giovani, era lo sforzo più grande che il popolo Musteriano avesse mai compiuto.
Un numeroso gruppo di cacciatori Musteriani era arrivato dalla montagna delle scimmie per dar man forte.
Dinnanzi a loro avevano un popolo, una razza meno numerosa, ma assai bene armata. Un popolo che conosceva il pugnale, il giavellotto a lama sottile e penetrante. I Musteriani contrapponevano a tutto questo una lancia dalla punta larga e spessa che non si poteva scagliare di lontano.
Se mai il Neanderthaliano avesse potuto avere qualche punto a favore, questo era rappresentato dal numero che in una battaglia corpo a corpo, alla distanza, poteva favorirlo, ma difficilmente il nuovo nemico si sarebbe lasciato sorprendere in un tale tipo di scontro.
Egli sembrava essere abituato alle battaglie di gruppo, coordinate tatticamente. I guerrieri Sapiens potevano comunicarsi ordini anche senza vedersi grazie al loro linguaggio, mentre al Musteriano era necessario sospendere lo sguardo un attimo dall'azione che stava compiendo.
Non è possibile sapere se la battaglia avvenne di mattina, di pomeriggio o di notte, ma è possibile immaginarci come avvenne, quando di fronte agli occhi grandi e spauriti dei Neanderthaliani si profilarono gli sguardi freddi e taglienti di quei nostri antenati bellicosi, con gli occhi sottili e penetranti e che già studiavano l'arte guerriera alla luce di principi razionali.
Chi attaccò per primo? Per una regola di strategia avrebbero dovuto essere i Musteriani a cercare subito il contatto e se così avvenne i Sapiens avranno fatto una ritirata strategica a forma di conca accerchiando così l'impreparati nemico. Oppure può darsi che i primi ad attaccare fossero stati i Sapiens scagliando le loro lance.
Comunque sia, un segnale bastò a scatenare l'impeto di battaglia di quella giornata selvaggia. Con lo slancio furioso i due eserciti si scagliarono gli uni su gli altri. Nella mischia urla di violenza e di dolore, come accade in ogni battaglia, contrassegnarono quella che fu forse la prima guerra cosciente dell'umanità.
Non è possibile sapere quanto essa possa essere durata, ma sicuramente per molte ore, dato l'elevato numero di corpi che sono stati trovati dopo migliaia di anni.
Per ore ed ore infuriò la violenza e la morte. Sfrecciarono i terribili giavellotti di pietra che quando colpivano facevano stramazzare il corpo della vittima straziato al suolo.
Quanti corpi in quella tragica giornata caddero sotto l'urto mortale di queste armi?
E poi fu il turno delle lame, esse vennero scagliate dai Sapiens un po' più da vicino, ma sempre fuori da una possibile controffensiva efficace del nemico.
Altrettanti Musteriani caddero sotto l'urto mortale di queste nuove armi. La battaglia divenne presto un vero e proprio mattatoio.
Quando vi fu il vero e proprio corpo a corpo, il gruppo Musteriano era ormai disfatto.
Da quanto è stato possibile sapere riguardo il carattere dei Musteriani, è facile intuire che accortisi dell'inutile resistenza, avranno tentato di fuggire.
Inutile anche questo, vi fu inseguimento nella fanghiglia arrossata dal sangue, tra i corpi dei feriti in preda ai sussulti dell'agonia, tra i morti con gli occhi aperti, ancora sbarrati dal terrore.
Come cani furenti i vincitori si scagliarono sui vinti, oramai nella più assoluta impotenza, che vedevano in quel tragico giorno il crollo supremo del loro mondo, della loro razza e della loro civiltà.
(Personalmente vi auguro la forza di tutti gli elementi e che nei pascoli del cielo voi possiate aver sempre aria per respirare, fuoco per scaldare, acqua da bere e terra su cui vivere.)
Facciamo queste considerazioni molte migliaia di anni dopo, ma le avranno fatte anche i giovani Sapiens mentre scrivevano la prima pagina della loro storia fatta di infinite altre guerre e battaglie?
Non è possibile che alla mente acuta e penetrante di quei nostri antenati la disfatta del nemico non possa aver fatto nascere il dubbio di poter fare anch'essi la stessa fine? Quando una specie di uomini più forti avesse loro restituito il martirio che essi avevano inflitto ai deboli Musteriani.
Oggi abbiamo già raggiunto un certo grado di sviluppo biologico e culturale, ma l'evoluzione non si è affatto arrestata. Quando avverrà la fine della nostra specie e per quale mano d'uomini più evoluti potrà aver fine?
Stando a quanto è successo fin'ora, c'è poca speranza che in avvenire le cose possano essere differenti. Ogni vita vive sulla morte di qualche altra viata. Dalle ceneri del vinto sorge la civiltà del vincitore che si avvale di quella e compie un passo in più, fino al momento in cui arriva il tempo di lasciare il campo al suo successore e carnefice.
Quando fu silenzio a Krapina vi era anche un nuovo ordine. I vittoriosi si apprestavano a celebrare il sanguinario trionfo. I corpi dei vinti furono raccattati, uomini donne e bambini furono selezionati, quindi smembrati e arrostiti sul fuoco.
I guerrieri e cacciatori mangiarono i corpi del nemico vinto lasciando le impronte dei loro denti sulle ossa ancora oggi muti testimoni della cruenta giornata.
Forse qualche bambino si salvò e di sicuro qualche donna, perché dopo la sconfitta del popolo Musteriano, la razza di Cro-magnon iniziò a presentare individui ibridi.
Qua e là riappare qualche caratteristica Neanderthaliana. Gli importanti guerrieri come sempre hanno saputo apprezzare le donne del nemico. E i figli nati da queste unioni si sono trovati in una posizione sociale ottima, all'interno della società del vittorioso.
A quel tempo la discriminazione razziale cosciente non era ancora nata. Sepolcri con i resti di individui ibridi sono stati ritrovati a Brno e a Predmost.
(Si ha l'impressione che il gruppo di Predmost possa rappresentare in Europa l'equivalente interpretabile come effetto di ibridizzazione tra Neanderthal da una parte e Cro-magnon dall'altra.)
Ed ecco la vittoria dei Musteriani…I geni Neanderthaliani non sono affatto spariti del tutto, ma ebbero una parte importante nella formazione delle razze europee e nella loro differenziazione peculiare.
In certe zone le sopravvivenze razziali dell'uomo di Neanderthal sono partico-larmente forti, in Abruzzo e in Frisia ad esempio.
Qualche volta, alcune delle caratteristiche Neanderthaloidi, riaffiorano con più forza in certi individui.
Marx e Socrate avevano caratteristiche nettamente Neanderthaloidi nei loro volti. E per colmo di coincidenza anche Darwin presenta caratteristiche di questo genere.
La battaglia di Krapina rappresentò la più grande ondata di Sapiens partito dal Medio Oriente.
Infatti pare che gli strati geologici di Krapina siano anteriori alla glaciazione.
La grande maggioranza di battaglie, stermini, cacce all'Uomo ecc, che portarono all'estinzione dei Neandertaliani, avvenne durante quella glaciazione, ma in un periodo particolarmente caldo che divise la glaciazione stessa in due, si ha l'impressione che quella possa essere stata l'effetto che determinò la nascita in Europa della razza Sapiens, altrimenti chissà cosa sarebbe potuto accadere se non si fosse verificata questa interruzione del grande freddo…
Poniamoci una domanda innocua ma al tempo stesso inquietante, i Musteriani avrebbero saputo e potuto vincere quella battaglia e di conseguenza avere un progresso?
Chissà? Ma in fondo cos'è il progresso?
Quando l'ambiente si fece più freddo, certi animali misero il pelo sui loro corpi, l'Uomo accese il primo fuoco.
Quando il caldo infuocato colpì la Terra, gli animali emigrarono e basta, l'Uomo iniziò la pastorizia e l'agricoltura, ma dovette difendersi da molti nuovi nemici.
Gli animali hanno progredito con il corpo. Quelli che non ci son riusciti si sono estinti.
L'Uomo ha progredito con la sua cultura, chi non ci è riuscito è stato cancellato.
La legge universale che si chiama Evoluzione si esprime; per gli animali con il progresso del corpo, per l'Uomo col progresso della mente e del sapere.
Chi non riesce è destinato all'estinzione come il Mammoth, il dinosauro, l'homo Abilis, molte altre razze e per ultimi i Musteriani.
Sarà ingiusto, ma così stanno le cose... credetemi!
Ora mi fermo, non vi dirò null'altro, altrimenti... ciao!
La prima vera guerra mondiale dell'umanità. testo di mcb/vert