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A mia nonna.
Ho cercato la tua voce ligure e premurosa
tra le fessure delle pareti, origliando oltre le serrature;
anche la gatta schiva e raramente coccolosa
sperava di trovarti avvolta nelle cuciture.
Magari sei incastrata tra l'oro freddo di una tua collana sfarzosa,
o appoggiata tra le pagine dei tuoi libri che parlan di culture.
Ma è rimasto solo il silenzio di una malinconica nevicata;
ti sento vicina a me, o è solo il fardello della solitudine candida?
Nei ricordi non noto più le tue rughe, ma ti vedo abbracciata
alla nipotina dai capelli a caschetto, che ti saluta con grida.
Siete sfumate in ogni singolo angolo di una casa ora desolata;
vi guardo, mi vedo, ti osservo, aspettando che tu nel presente mi sorrida.
Manderei una lettera al Polo Nord, se fossi anche solo titubante
che mi venga restituita la mia dolce madrina
ed è così crudele convivere invece con la verità incurante
che la festa della famiglia fu una prescrizione di morfina.
Indicavi con allegro stupore l'airone bianco e passante,
ora sembri tu a volare via da me, come un ricordo distante.