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Pensavate che fossi sparito, vero?
Per un secondo lo avete sperato, ammettetelo.
E invece no. Sono ancora qua!
È vero, non compaio più su questi lidi da un mesetto; ma c'è una ragione: sbadigli. Sì, sbadigli.
Di stanchezza: chi non ha mai fatto un sacrosanto sbadiglio dopo una serie apparentemente interminabile di doveri e altre impellenze? E io non faccio eccezione: impegnato a fondo su diversi progetti lavorativi, qualcosa, vien da sé, bisogna tralasciarlo.
Di esausta gratitudine: ovverosia, tra le altre cose, mi sto buttando in un'opera che assorbe quel poco che resta delle mie energie residue; e che mi lascia provato inside, ma molto soddisfatto.
Di "apatia letteraria": questo tipo di sbadigli è consecutivo agli altri due; e tra gente che mi tira la tunica perché vuole essere letta da me, gente che prende senza dare, testi (!) nei confronti dei quali non nutro interesse o che non hanno mordente sul sottoscritto, e altre mie lamentazioni stile muro del pianto, in tutta onestà mi hanno lentamente sospinto fuori dagli alicartacei lidi e ad impiegare il raro tempo in modi diversi.
Una sorta di pausa di riflessione. Però agli autori da me più apprezzati e stimati ho sempre mantenuto il pensiero. E con un residuo spirito festaiolo addosso, posso dire senza remore che, per riparare, mi berrei un bel bicchiere:
di Arneis con Raskolnikov;
di Dolcetto d'Alba con Giosafat;
di Nebbiolo con Dantaligo;
di Alta Langa con Sisifo e Ioffa;
di Barbaresco con Sylvia Plath; e
di Timorasso con Xenia.
Poi però smetto, sennò sai che reflusso mi viene stanotte!
Il vostro (alticcio) Rossofuoco è ancora qua, solo in questo momento meno frequentemente. Tornerò più lirico e aulico di prima, questo poco ma sicuro. Solo che non so quando: sul calendario non c'è scritto.
Facciamo così: voi vigilate, perché non sapete né il giorno né l'ora. Poi si vedrà.