Haftvad, Iperstizione

scritto da Rauco
Scritto 8 giorni fa • Pubblicato 7 giorni fa • Revisionato 7 giorni fa
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Testo: Haftvad, Iperstizione
di Rauco

Il mio ego si dissolve dove s’incontrano coscienza e profumo di nafta,

un sabotaggio del confine tra cosmo e attaccamenti.

La coscienza è come il verme insaziabile degli Haftvad:

respingo il mondo condiviso come fosse Ardeshir.

La coscienza come biorischio:

se non la riduci, ti annulla.

Ogni infiltrazione di angoscia metafisica mi turba,

mi ammalia; in certi periodi mi fa da balia.

Spero la sublimazione assurga:

serve manutenzione al legame tra il mio sé e l’Italia.

L’integrazione nel tessuto sociale

è disintegrazione della complessità.

Ogni nazione è un’iperstizione triviale:

solo diventare un veicolo per la sua espressione consente felicità.

Ogni ripercussione sull’incombente verità, infernale,

il terrore esistenziale,

l’annientamento di morale e volontà, dello sprezzo e della pietà,

dell’estro addomesticato e dell’alacrità,

è una rifinitura della nostra identità.

Lo status quo è catastrofe:

denaro e leggi lo congelano.

Il progresso deve fondarsi sul combatterne l’inerzia,

guastare il corso della normalità.

Il prezzo agghiacciante da pagare

è l’assoggettamento della solerzia.

Ciò che fa ciò che siamo è un pharmakon.

Stupriamo meta-riflessioni e le azioni salpano.

Xenopoesie ghiacciano,

ecomimesi si infiammano.

Tremori e timori scappano:

non sei un ridicolo terricolo.

Il divertissement funziona,

i repertori di routine convincono.

Ma le novità si accumulano: crearne una è sempre più complesso.

Per molti non rimane che distrarsi mediante scialbo intrattenimento.

La potatura delle esperienze spirituali, insita nel progresso,

più la facile incursione delle critiche

nella fragile poltiglia di diversivi popolari,

minaccia sempre più i nostri fortini di senso,

con cui combattiamo l’indifferenza dell’universo.

Haftvad, Iperstizione testo di Rauco
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