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Per dire addio a tutte le cose
che sono care
mi lego addosso
lo smarrimento del mondo,
che non è
pregare davanti
alla sagoma vuota
che hai lasciato cadere
tra le forme del letto
anch'esso ormai vuoto,
testamento di ieri,
trovo strappo
nel lenzuolo piegato
senza cura
come ultimo mattino
tira tende nere
per nascondermi luce,
rumore di assenze,
arsenale del pensiero
che fa spazio
a un tempo in guerra
divenuto maceria
nella mia mente
di cristallo e vetro,
fragilità del cercarti,
punto croce di una vela
issata nella tempesta
ricordo bruciato
come lettera scritta di corsa
senza timbro senza firma,
senza sosta rincorrimi,
all'inchiostro del tuo sguardo
disegnato in una mappa
che naviga barche nel buio,
più cieco di me,
anzi no, non cercarmi,
trovami solo
accampato al gelo
vicino al labbro
che non sente il calore
della mia sigaretta
lasciata appesa
al buco nero del corpo
ormai asettico muro
edificato vuoto,
soltanto involucro,
trovato
multidimensionalmente
nella tua voce,
incrostata al davanzale
di una memoria fa,
dove tu eri
constante presenza,
vicina.